primi denti

10 domande sui denti da latte. Chiediamo al dentista

31/10/2017 , In: MAMMA , With: No Comments
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Denti e bambini. Ottobre è il mese della prevenzione dentale e ho deciso, nell’ultimo post del mese, di parlarvi proprio di quello.

Mi capita di notare molta confusione sul tema “denti da latte e igiene orale”. Per questo ho raccolto 10 domande che credo possano risolvere i dubbi più frequenti dei genitori sull’igiene orale dei loro figli.

Tutti voi avete il vostro dentista di fiducia e fate regolari controlli, quindi le domande che avete potreste tranquillamente porle a lui. Giusto? Anche voi mamme, vi siete sicuramente fatte fare un check up già in gravidanza, per poi proseguire i controlli per voi e per il vostro bambino dopo la nascita. Vero?

Un attimo che mi scappa da ridere…AHAHAHAHAH!

Ecco. Perché se siete come me, e so che siete come me, vi presentate dal dentista quando ormai avete notato una carie, o addirittura, quando già sentite fastidio o dolore vero e proprio. Eh sì, perché se noi ci siamo trasformate in wonder woman una volta diventate mamme, i nostri denti non hanno seguito la stessa metamorfosi e tendiamo a dimenticarlo.

Mentre noi continuiamo a trascurare controlli periodici dei nostri denti, però, si insinuano dubbi amletici su come comportarci con i nostri figli.

Quando cadono i dentini? Quando dobbiamo portarli per una prima visita? Come curare nel modo adatto l’igiene dentale?

Ho posto queste ed altre domande al dentista mio e di tutta la mia famiglia, sperando che le risposte possano aiutare anche voi. Per mia grande fortuna il medico in questione, oltre ad essere il dentista più abile, preparato ed empatico in cui mi sia imbattuta fino ad ora, è anche mia cugina (sveliamo il conflitto di interessi). Questo mi ha permesso di continuare imperterrita ad ignorare i controlli per me, (venendo prontamente cazziata) intervistandola via WhatsApp di notte, come solo noi mamme sappiamo fare. Se non avete una dentista che vi risponde via WhatsApp di notte, probabilmente questo post è per voi.

Ma veniamo al dunque. Ecco le domande e le risposte che ho raccolto.
Prima di tutto raccontaci chi sei

Elisa Buzzi. Mamma di 2, studio privato a Pavia, laurea in odontoiatria, specialità in ortognatodonzia, master di II livello internazionale in chirurgia orale avanzata.

Da subito mi sono occupata di pedodonzia, ozonoterapia, sedazione cosciente e laser. Insomma di tutto quanto potesse rendere più dolci e mininvasive le cure, per bambini e adulti.

Un’altra mia passione è la gnatologia: il dolore e le disfunzioni ai muscoli masticatori e alle articolazioni temporo-mandibolari, con annesse emicranie e cefalee.

L’odontoiatria mi piace tutta. Per le sue caratteristiche di relazione con il paziente, e perchè oltre ad essere una branca medica negletta (pur drammaticamente correlata alle altre e allo stato di salute generale), è un po’ arte ed estetica, un po’ funzione e riabilitazione, un po’ precisione e tecnica raffinatissima e un po’ tecnologia geek.

1- A che età spuntano i primi denti da latte e a che età cadono?

L’eruzione dentaria è molto variabile. I primi dentini da latte ad erompere sono generalmente gli incisivi inferiori, intorno ai 6 mesi, ma potrebbero erompere a 4 come a 12.

Quindi i centrali superiori, i laterali inferiori, i laterali superiori (e siamo circa a 12 mesi, con ampia variabilità), poi i primi molaretti da latte(14-18 mesi circa), seguiti dai canini (intorno ai 18-24 mesi) e infine i secondi molaretti da latte che chiudono l’eruzione della serie decidua verso i 24-30 mesi.

Ripeto l’eruzione può essere molto variabile.

Solitamente, ma non sempre, le femmine anticipano. I bimbi che mettono presto la prima serie di denti spesso cambiano precocemente i denti da latte con i permanenti.

Intorno ai 5 anni e mezzo/6 anni, non preceduto dalla caduta di nessun dentino da latte, dietro tutti gli altri spunta il primo molare permanente, un dente fondamentale perché mantiene la dimensione verticale tra le arcate mentre vengono cambiati tutti i dentini da latte nei settori laterali.
Per proteggerli essi possono essere sigillati (viene applicato uno smalto nei solchi e nelle fessure profonde) appena erotti, con un’efficacia nella riduzione della carie pari a quasi il 90% a 3 anni.

Dai 5 anni conviene quindi controllare se si intravede qualcosa “sbucare” dietro ai molaretti da latte, anche nell’arcata superiore, mentre si lavano i dentini ai bambini (fino si 6-7 anni difficilmente hanno manualità, pazienza e metodi adeguati al pulirli da soli, ma possono dare una “prima passata” in attesa che un adulto si prenda la responsabilità di garantire un risultato adeguato, come del resto facciamo per il bidet, le unghie, i lavaggi nasali, le orecchie…).

Per la caduta, anche qui ordine e tempistica sono variabili.

Vale però la pena di ricordare che quando cade un dentino da latte in un’emiarcata, entro sei mesi dovrebbe cadere anche il suo controlaterale sulla stessa arcata (per esempio se cade il centrale superiore di destra, il centrale superiore di sinistra dovrebbe cadere entro 6 mesi, o ne andrebbe indagato il motivo).

2- Se i denti da latte sono destinati a cadere, come mai è importante curarne l’igiene?

I denti da latte si cariano, non sono senza radici, fanno male e possono provocare ascessi. Vanno assolutamente curati- questo per sfatare alcuni detti paesani-

Le carie tra un dente e l’altro fanno perdere spazio in arcata per i denti permanenti che possono, nei casi più gravi, erompere disallineati o restare inclusi nell’osso per mancanza di spazio. I ripetuti ascessi possono rovinare o dislocare nell’osso le gemme dei permanenti oltre che peggiorare gravemente lo stato di salute generale del bambino.

I denti da latte servono a molte cose: allo sviluppo della masticazione, della fonazione (all’acquisizione del linguaggio) , della deglutizione adulta (i neonati interpongono la lingua tra le arcate per deglutire, prima che si crei la barriera dei denti) e hanno anche ovviamente una valenza estetica.

Anatomicamente sono formati da tessuti duri più sottili e meno mineralizzati di quelli dei denti permanenti e una polpa più grande, più facilmente raggiungibile dai batteri.

Le carie quindi progrediscono più velocemente che nei denti permanenti.

Quando le carie diventano sintomatiche e “fanno male”… è già tardi purtroppo e la polpa è già intaccata. A volte il dolore, molto intenso, dura poche ore, magari all’asilo e non viene neppure riportato ai genitori. A volte viene scambiato per un’otite, o un mal di gola. Poi può sopravvenire l’ascesso con gonfiore anche molto intenso o con una manifestazione più limitata e cronicizzata, come la fistola (un brufoletto che consente al pus di spurgare nel cavo orale senza che il gonfiore coinvolga le guance).

Si tratta in ogni caso di infezioni che si deve fare ogni sforzo per debellare. Purtroppo gli antibiotici raggiungono i batteri fuori dal dente, ma non quelli al suo interno (perché è ormai privo di circolo ematico), e all’interno delle radici si moltiplicano indisturbati, causando recidive, facilmente anche resistenti agli antibiotici già utilizzati.

I denti da latte mantengono lo spazio per i denti permanenti e in caso di estrazione precoce o di carie tra un dente e l’altro, i dentini migrano negli spazi vuoti (anche quelli dovuti alla dissoluzione per carie) sottraendo spazio per i permanenti. Avete presente il gioco della musica con le sedie? Alla fine della canzone facilmente un dente permanente  resta “in piedi”, senza possibilità di prendere il suo corretto spazio in arcata, l’arcata stessa risulta deformata funzionalmente ed esteticamente.

L’arma più sicura è la prevenzione!

Mantenere un’ottima igiene alimentare (il che è fondamentale per la salute generale di tutti), ed orale, e portare i bimbi ai controlli prestissimo, per farsi insegnare dal dentista come pulire e ogni quanto farsi visitare, soprattutto in base al rischio di carie familiare. Infatti si è scoperto che le carie precoci sono dovute all’infezione precoce da parte della flora batterica (nel 70% dei casi materna) o di un altro care giver. Quindi parte della prevenzione è curare i propri denti! E farsi vedere dai bimbi mentre ce ne si prende cura! Da 0 a 7 anni i bimbi imparano soprattutto per imitazione.

3- A mio figlio manca un dente e non sembra che crescerà mai. Succede? Può essere un problema? Crescerà quando arriveranno quelli definitivi?

Dipende da che dente manca e da quando. In questo caso conviene certamente programmate una visita da un Pedodontista per accertare la situazione nel caso particolare.

È abbastanza infrequente per la serie decidua (da 0,1- a 2.4%). Vale sempre la pena di indagare se esistono casi simili in famiglia (denti in più o denti in meno o denti “strani”, per esempio incisivi conoidi). Le agenesie dei denti permanenti sono più frequenti per le femmine, con rapporto di 3 a 2 è una prevalenza in Italia tra il 5 e il 9%.

I denti più colpiti sono i secondi premolari inferiori(37%), gli incisivi laterali superiori (circa 30%), i secondi premolari superiori (16%), molto più raramente altri denti.

Un ortodontista specialista può valutare la situazione particolare  insieme ai genitori ed eventualmente ad un implantologo e al protesista per scegliere la strategia terapeutica preferibile. Spesso i denti decidui non sostituiti resistono in bocca a lungo( soprattutto i molaretti) anche fino ai 35 anni.

In ogni caso i risultati ottenuti al giorno d’oggi in caso di agenesie sono esteticamente e funzionalmente validi, quindi si tratta di occuparsene, senza preoccuparsene

4- Quante volte al giorno si dovrebbero lavare i denti e quando?

I denti decidui andrebbero lavati come minimo 2 volte al giorno con uno spazzolino molto morbido e piccolo, con un dentifricio fluorato con 1000 ppm di fluoro. Questa come indicazione generale data dalle linee guida.

denti e zucchero

È importante ricordare che l’OMS consiglia di ridurre a meno del 10% le calorie giornaliere derivanti da zucchero, fruttodio, glucosio e affini. Si intende gli zuccheri aggiunti, per esempio nelle bevande ma anche nei prodotti da forno, non quelli naturalmente presenti per esempio nella frutta). E di escluderli COMPLETAMENTE almeno fino ai 2 anni.
Il che significa niente tisane e camomille solubili, e niente succhi di frutta addizionati… di cui immaginiamo che i bambini abbiano “bisogno”.

La presenza di macchie bianche (ma anche gialle o color sabbia), l’assunzione di farmaci che riducono la salivazione, o di sciroppi contenenti zucchero (tutti i farmaci per bambini purtroppo) alzano drammaticamente il rischio di carie.

Se i bimbi sono a rischio bisogna assolutamente costruite con il Pedodontista un protocollo di prevenzione su misura, scegliendo i prodotti domiciliari e professionali (lacche trasparenti per esempio) adatti al singolo caso e al gusto del bambino.

Il ruolo più importante lo hanno i genitori. Con l’esempio, il gioco, la lettura di libricini, e da una certa età la visione di cartoni animati dedicati, la costanza e la creazione della routine, portano avanti l’abitudine ad una sana igiene domiciliare.

Ad esempio già solo lavare 2 volte al gg e non solo una, riduce del 50% il rischio di carie!!

Teniamo presente che la placca, oltre che alla carie è correlata alla malattia parodontale, che purtoppo può colpire anche i giovanissimi, e che a sua volta è correlata ad un aumento del rischio di moltissime malattie, da quelle metaboliche, a quelle cardiovascolari, alle placche arteriosclerotiche alla broncopatia ostruttiva cronica, ad alcuni tumori, all’artrite reumatoide, alle malattie degenerative cerebrali e persino al parto prematuro e ad alcune infertilità….Insomma davvero non si può sottovalutare l’importanza del curare la bocca, fin da piccolissimi, e per sempre.

5- Raccomanda di utilizzare dentifricio da subito (se sí, quanto e quale), o basta lo spazzolino?

Lavare i denti da SUBITO. Con una garzina inumidita le gengive sul fasciatoio al cambio… e poi dal primo dentino con lo spazzolino morbido.
Le linee guida (che riportano anche una tabella per valutare il rischio di carie) suggeriscono di utilizzare un dentifricio con minimo 1000 ppm di fluoro, come indicazione generale.

6- Integratori di fluoro sì o no?

Le nuove linee guida hanno sottolineato l’importanza del fluoro topico, cioè quello locale, veicolato da dentifrici, collutori, lacche professionali. Il sistemico (in gocce o in pastiglie per bocca) ovviamente raggiunge non solo i denti ma anche tutto il resto dell’organismo, obbligandoci a dosaggi superiori a quelli effettivamente necessari per rinforzare lo smalto quando direttamente a contatto.

Inoltre pastiglie e gocce rinforzano soprattutto lo strato di smalto in quel momento in formazione, per cui vanno assunti per molti anni per coprire la formazione della corona clinica anche dei secondi molari permanenti.

Chiaramente ogni prescrizione va individualizzata, e graduata al rischio effettivo e alla collaborazione della famiglia, ma anche all’assunzione con l’alimentazione, che non è sempre facilmente stimabile.

La mia preferenza va alla sensibilizzazione. Nonchè alla divulgazione dei sistemi per aumentare lo stato di salute e fare prevenzione vera, coinvolgendo le famiglie intere, oltre che i bambini. È infatti da decenni evidente come gli “stili di vita” siano concausa delle malattie. Modificando questi, si ottengono risultati assai superiori all’utilizzo della maggior parte dei  farmaci, (che per fortuna esistono, per sfruttarli quando sono necessari) senza peraltro averne gli effetti collaterali.

Per i genitori che non vogliono utilizzare il fluoro, esistono, con effetti preventivi di minore evidenza scientifica, dentifrici con calcio e fosfato.

7- Se un dente da latte è cariato, è meglio intervenire o tanto vale aspettare che cada?

Dipende dal momento di permuta del dentino: se molto vicino si può eventualmente decidere di fare solo una medicazione, o anche nulla, e concentrarsi sulla prevenzione.

Bisogna ricordare che una lesione cariosa è sufficiente per portare il rischio di carie ad “elevato”.
Che a 4 anni già il 21.6 % dei bimbi è affetto da carie e di questi il 75% ha più di una lesione. A 12 anni la percentuale di bambini affetti da carie, sale al 43 %  e il 50% di loro ha più di una carie. I batteri purtroppo non hanno bisogno del passaporto per passare da un dente all’altro. Dobbiamo anche ricordare che in 1 solo grammo di placca sono presenti sono presenti ben 10.000.000.000 batteri.

Una decisione del genere va presa da un Pedodontista esperto e con esperienza nelle cure dei bambini. Così come é il pediatra, non il medico di base, che si occupa della diagnosi e della cura dei piccoli.

8- È caduto un dente da latte e mio figlio l’ha ingoiato. Può essere un problema?

Se è stato ingoiato non ci sono rischi, passerà attraverso l’intestino e sarà espulso.

9- Mio figlio digrigna i denti di notte. È un grosso problema? Cosa posso fare?

Il digrignamento notturno viene considerato para-fisiologico ed è molto comune in età pediatrica.

Quasi sempre non da conseguenze. Raramente il sovraccarico dovuto dal protratto sforzo muscolare in assenza dei meccanismi di blocco può usurare il bordo posteriore del disco articolare. Questo può innescare la  sublussazione del disco, con comparsa di rumori simili a clik durante l’apertura oppure di  dolori ai muscoli eccessivamente sfruttati.

Il digrignamento ed il serramento diurno possono essere causa di cefalee muscolo tensive. Queste sono sempre più presenti nei bambini e nei ragazzi, spesso anche per stress acuti.

Il digrignamento può tra l’altro essere correlato (fattore da escludere con anamnesi e visita, e se necessario con la polisinnografia) all’OSAS sindrome delle apnee ostruttive del sonno, all’arousal o micro-arousal, all’accelerazione del battito, e anche alla GER (reflusso gastro -esofageo) anche misconosciuto, e a volte all’otalgia (dolore all’orecchio, separato dall’articolazione temporo-mandibolare da una lamina papiracea di osso, così sottile da essere quasi trasparente).

A volte è presente contemporaneamente anche una malocclusione che aggrava o perpetua la sintomatologia.

La visita con uno specialista in ortodonzia con competenze gnatologiche o con un gnatologo con esperienza pediatrica può chiarire i dubbi e fornire una diagnosi eventualmente sinergica con altri specialisti (otorino, pediatra…)

10- A quanti anni andrebbe programmata la prima visita dal dentista?

Poco dopo l’aggiornamento alle Linee Guida per la prevenzione della carie, nel 2014,sono uscite le Linee guida o  “Raccomandazioni per la promozione della salute orale in età perinatale

Queste raccomandano la visita a tutte le donne in gravidanza. Ricordano anche come, negli USA, il 30% delle stesse abbia almeno 3 carie non curate e un altro 30% patologie gengivali tra cui dal 5 al 20%, parodontite vera e propria. Spesso questa è slatentizzata dagli ormoni della gestazione, e dall’alterazione della risposta immune. Questa infatti deve “fare posto” ad un nuovo individuo (inoltre estrogeni e progesterone influiscono sulla crescita dei batteri anaerobi parodontopatogeni).

Cito le linee guida “Nel 2010 veniva fornita la prima prova umana che Fusobacterium nucleatum, specie batterica originata dal biofilm parodontopatogeno sottogengivale della madre e traslocato alla placenta e al feto, era in grado di provocare un evento infiammatorio acuto che portava alla morte endouterina del feto. La parodontopatia materna è correlata anche a basso peso alla nascita e al parto prematuro e persino ad alcune infertilità.”

Quando vedere un bambino quindi? Prima che nasca!

Curare la madre al meglio e avere la possibilità di insegnarle come prendersi cura dei denti suoi e dei suoi bambini è la cosa migliore. Abbassando la sua carica batterica abbasseremo il rischio che i bambini la ereditino. Sono sufficienti i baci umidi, lo scambio di posate, il semplice soffiare sulla pappa ecc…

Il bimbo è già nato?

primi denti

I Pedodontisti vogliono conoscerlo prima dei 6 mesi, e poi ogni 6 mesi, per rinforzare i consigli dati e controllare l’eruzione.

Per individuare eventuali difetti dello smalto e le ipomineralizzazioni (sempre più diffuse negli ultimi 7-8 anni); macchie bianche, color crema o sabbia sui dentini da latte o permanenti che espongono a un rischio 3 volte maggiore di carie.

Per Intercettare le respirazioni orali, le deglutizioni atipiche, i problemi fonetici e le malocclusioni sul nascere.

Sostenere la mamma nel seguire i consigli del pediatra, per l’allattamento al seno e l’alimentazione complementare a richiesta con consistenza adeguata (no baby food). Questo come prevenzione della malocclusione e della carie e come ottimale promozione di un microbioma sano.

Per occuparsi con le IBCLC ed i pediatri in modo mininvasivo (laser assistito), dei frenuli linguali o labiali ipertrofici che distruggono di ragadi le madri e spesso concausano molteplici disturbi. Scarsi accrescimenti ponderali, colichette varie, e carie precoci a causa di ristagno di latte e cibo a contatto con i dentini.

Condividere con la famiglia un calendario preventivo mirato ritagliato sulle reali esigenze di quel bambino. Infine seguirlo nell’adolescenza sollecitandolo sull’igiene, intercettando malocclusioni, tabagismo, pearcing, disfunzioni temporo-mandibolari ecc…

Questo post è diventato LUUUUNGHISSIMO, ma c’era molto da dire. Spero che l’abbiate trovato utile e interessante.

Last but not least, devo assolutamente ringraziare Elisa per il preziosissimo tempo che ha dedicato a questa “intervista” e per la completezza delle risposte.

Prometto che passerò in studio…prima o poi.

 

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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