dono fiori

Il mio non è un bambino bravo e non voglio che lo sia!

18/07/2017 , In: MAMMA , With: One Comment
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Una delle difficoltà più grandi dell’avere figli gemelli è evitare di fare paragoni.

Crescono insieme, li osserviamo contemporaneamente reagire alle stesse situazioni e tendiamo ad analizzarne i comportamenti.
Dal momento in cui ho saputo di aspettare gemelli, mi sono impegnata a controllare e limitare il più possibile questa tendenza.
Non solo non mi sognerei mai di verbalizzare pensieri random, ma soprattutto, non permetto a questi pensieri di condizionare il modo in cui mi relaziono ai singoli figli.

Purtroppo, per qualche motivo a me ignoto, il resto del globo (tolte rarissime eccezioni) non ha le stesse idee.
Succede in continuazione, sia nei discorsi con i conoscenti, che con gli sconosciuti per strada.

Ognuno vede una parentesi di vita (spesso di pochissimi minuti) ed ecco che si sente di aver capito tutto della psicologia dei bambini che ha di fronte.

Lo stesso vale per chi invece passa più tempo insieme ai bambini e può analizzare eventuali atteggiamenti ricorrenti. Sembra che abbiano un block notes virtuale su cui registrare tutto (beati loro, io tutta quella “ram” nel cervello per registrare cose inutili non ce l’avrei mica!) e impostare algoritmi per identificare con precisione chirurgica il carattere di ogni bambino.

“Questa cosa l’aveva già fatte 2 anni e mezzo fa e pure l’anno scorso, ti ricordi?” NO!

E per descrivere il carattere, un aggettivo solo è più che sufficiente… manco fossero una specie di razza canina.

Ovviamente, una volta poi che l’esperto ha capito, deve illuminare anche noi con la sua saggezza… sempre.

A sentire gli altri, i miei 4 figli sono:

  • quello testardo
  • quello dispettoso
  • quello accondiscendente
  • quello dominante

mi viene la pelle d’oca ogni volta che qualcuno se ne esce con questa sorta di classificazione.
Che se si limitassero a dirlo a me, poco male. Un sorrisino dei miei a metà tra il compatimento e il “se immaginassi quanto poco me ne frega…” e la storia sarebbe chiusa.
Invece no. Vuoi non rendere partecipi i bambini di questa scoperta?

Proprio loro che sono i diretti interessati, devono sapere se sono BRAVI o no.
Perché poi tutto ruota attorno a quello.

I quattro caratteri monoaggettivo in realtà sono semplicemente un modo per identificare se ognuno è un bambino BRAVO o meno.

Nel mio caso, in pratica, voci di corridoio dicono che io abbia un bambino bravo e tre meno.
Se mi preoccupa relativamente che i tre identificati come meno bravi possano essere influenzati dal sentirsi costantemente catalogare come testardo, dispettoso e dominante, lo stesso discorso non vale per quello “bravo”.

È assolutamente normale che dei bambini di 3 e 5 anni siano cocciuti, si divertano a farsi i dispetti e in un gruppo di 4 uno tenda a dominare.

Se penso ai miei migliori amici, c’è il “burbero dal cuore tenero”, “l’incasinata cronica”, “l’antipatico”, lo “svampito” ecc… Ad ognuno, negli anni è stato affibiato un personaggio, una sorta di maschera pirandelliana.

Io , per la cronaca, sono la “snob”.

Nascono un po’ per caso, a volte basta un evento e ci rimangono appiccicate per anni. A volte influenzano addirittura il modo stesso in cui noi stessi ci comportiamo… in qualche modo dobbiamo confermare la nostra maschera.

Magari per gioco, o magari perché ci sentiamo accettati solo se impersonifichiamo l’immagine che gli altri si aspettano da noi.

Il mio non è un bambino bravo e non voglio che lo sia!

Non voglio che si convinca di dover rispettare questo personaggio ingombrante e fare cose che non farebbe (o non fare cose che farebbe), solo per paura di deludere i suoi fans.

“dai, tu che sei bravo, aiuta la mamma a mettere a posto”. Tradotto: “se gli altri tre non aiutano ce lo si aspetta, ma se non aiuti tu è una delusione”.

Nella vita non si può essere sempre “bravi”, se non annullandosi.

Interrompere una relazione che non funziona, selezionare amicizie che davvero interessano, cambiare lavoro per seguire le proprie pulsioni…nella vita ci sono infinite situazioni in cui dovremo “deludere” qualcuno che ci credeva più bravi.

Voglio che tutti i miei figli, ora come in futuro, non si facciano il minimo problema a dire NO e non mi stancherò mai di dire a mio figlio che tutti questi “etnologi della domenica” si sbagliano e che lui non è un bambino bravo né voglio che lo sia.

  1. Rispondi

    Thanks, great article.

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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