bilinguismo. La nostra esperienza

Bilinguismo e bambini. La nostra esperienza

24/10/2017 , In: MAMMA , With: 4 Comments
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Crescere figli multilingui, nel nostro caso, più che una decisione è stata un’ovvia conseguenza della “costellazione” familiare. Chi segue questo blog sa che il fatto di avere due coppie di gemelli non è l’unica “anomalia” della nostra famiglia. In casa, infatti, si va oltre il bilinguismo e si parlano (forse dovrei dire “si urlano”) 3 lingue diverse.

Prima di iniziare proviamo a chiarire cosa significa essere multilingue, visto che sembra impossibile trovare una definizione universale.

La definizione più semplice parla di persona con più di una lingua. Ma cosa significa davvero? Basta la conoscenza di più di una lingua per essere multilingue? Altri sostengono che tali lingue debbano essere state imparate in gioventù e debbano essere conosciute a livello paragonabile alle persone con madrelingua singola. Pochissimi, però, parlano le diverse lingue con cui sono stati cresciuti, allo stesso livello.

Personalmente ritengo che l’attenzione vada posta sull’utilizzo della lingua più che sul livello di conoscenza della stessa. Sono multilingui coloro che utilizzano quotidianamente più di una lingua, anche se in ambiti diversi e non per un periodo limitato.

Io e Lui ci siamo conosciuti, ormai 13 ani fa (aiuto!) in Estonia da giovani e baldanzosi studenti Erasmus… Certo che siamo ancora giovani e baldanzosi, è solo che non siamo più studenti!
Io sono italiana, lui austriaco, ma di una minoranza linguistica slovena della Carinzia.

Lui stesso è quindi un esempio di bilinguismo e parla con la mamma tedesco e con il padre sloveno.

Anni fa si pensava che crescere bambini multilingui, potesse avere effetti negativi nefasti. Molti erano convinti che il loro cervello non avesse la capacità di gestire più di una lingua contemporaneamente. Che questo sovraccarico potesse avere effetti dannosissimi sull’apprendimento, fino al rischio di non imparare nessuna lingua o addirittura ad uno sdoppiamento della personalità.
Fortunatamente ormai queste teorie balzane sono state smentite da innumerevoli studi. Al contrario, gli esperti sottolineano come per un bambino, i benefici dell’esposizione a più lingue contemporaneamente siano notevoli.

Nel 2012 sono nate le nostre prime figlie.

Per queste ragioni, unite ovviamente a quelle definibili “sentimentali”, per noi è stato chiaro da subito, che non le avremmo private di nessuna della nostre 3 lingue.

Se per quanto mi riguarda era ovvio che avrei palato con loro italiano, il papà aveva a disposizione due lingue. In molti consigliavano di procedere con il metodo “una persona – una lingua”, mettendo in guardia dal rischio di confusione nel caso in cui un solo genitore alternasse più lingue. Francamente non mi stupirei se tra qualche anno anche questa teoria dovesse venir smentita, ma al momento il ragionamento ci è parso avere un senso.
Il tema “bilinguismo” mi è molto vicino. Da quando è stato chiaro che io e Lui saremmo diventati una famiglia, ho cercato di informarmi il più possibile. Ho fatto ricerca bibliografica e ho cercato informazioni tra altre famiglie bilingui. Certo, però, mentre sul bilinguismo si trovano molte informazioni, lo stesso non vale per i casi con 3 o più lingue, che sono piuttosto rari.

Recenti studi hanno evidenziato come per garantire un utilizzo continuativo di una lingua, si debba essere esposti ad essa per almeno il 30% del tempo che si passa svegli.
Raggiungere un contatto con ogni lingua intorno al 30%, soprattutto se, come nel nostro caso, questo valore è da moltiplicare per 3, implica uno sforzo di pianificazione cosciente da parte della famiglia.

Si dice che i bambini siano spugne, “ma le spugne assorbono solo se immerse in un liquido, non nell’aria o nella buona volontà” (cit.)

Quando Sofia e Mira sono nate, abitavamo in Alto Adige, dove la cosiddetta “comunity language”, la lingua presente nell’ambiente quotidiano, era il tedesco. Questo ci ha decisamente facilitato le cose, perché ha permesso al papà di comunicare con le bambine in sloveno, avendo la garanzia che gli stimoli esterni avrebbe coperto la dose di tedesco.

bilinguismo. la nostra esperienza

Io e Lui abbiamo scelto di comunicare tra di noi ognuno nella sua lingua. Questo per non far passare eventuali errori o imperfezioni nella pronuncia, per cui, io italiano e lui tedesco (il mio sloveno è ancora decisamente mediocre, finiremmo per non capirci).

Dopo un anno ci siamo trasferiti in Austria e hanno frequentato un asilo bilingue (tedesco-sloveno) per due anni; questo ha dato una grossa mano alle due lingue che in casa si parlano meno.

Tutte e tre le lingue sono cresciute parallelamente al crescere delle bambine.

C’è sempre stata una leggera predominanza dell’italiano perché io sono quella che è stata con loro per la maggior parte del tempo, ma le bambine sono tranquillamente definibili trilingui.

Dopo un primissimo tempo in cui le lingue venivano mischiate selezionando per ogni parola la versione più facile tra le tre, scatenando sguardi perplessi tra gli sconosciuti, ora si esprimono con ogni membro della famiglia nella lingua “corretta”.

Un percorso leggermente differente è stato quello della seconda coppia di gemelli.

Sono nati nel 2014 in Austria e sono stati a casa con me come anche due anni prima le sorelle. Tuttavia, il papà, al contrario di due anni prima, ha avuto molto meno tempo da dedicare alla famiglia (mantenere da solo 6 persone, per quanto con un ottimo lavoro, significa farsi un gran mazzo).

Questo si è tradotto nel fatto che Filippo e Florijan capiscono tutte e tre le lingue, ma parlano italiano molto meglio rispetto a tedesco e sloveno. Come se non bastasse, pochi mesi fa, cioè poco prima del momento in cui anche loro avrebbero iniziato l’asilo, ci siamo trasferiti in Italia.

Si stava prospettando la perdita della possibilità di portare avanti sia tedesco che sloveno. Sia io che Lui, però, eravamo fortemente intenzionati a trovare una soluzione.

Per quest’anno la “soluzione”, seppur temporanea, è stata quella di non mandare i bambini all’asilo, nessuno dei quattro. In questo modo siamo liberi di trascorrere del tempo in Austria a casa dei nonni così da interagire con loro intensamente sia in tedesco che in sloveno.

È stato un compromesso e ci abbiamo ragionato molto; avranno meno contatti con coetanei per quest’anno, ma riusciranno ad acquisire la sicurezza necessaria per comunicare in tutte e tre le lingue. Ci sono diverse attività pomeridiane, inoltre, su cui ci concentreremo per garantire i necessari contatti sociali. Anche considerando il fatto che nessuno dei quattro bambini ha il minimo problema a fare amicizia e/o relazionarsi con coetanei, ci è sembrata una pausa i cui effetti positivi supereranno eventualmente quelli negativi.

Questo comunque è un chiaro esempio di come, senza convinzione e pianificazione da parte della famiglia, crescere figli multilingui non sia sempre facile e automatico.

La situazione più semplice, e forse anche la più diffusa, è il bilinguismo dei figli di due genitori che condividono la stessa madrelingua, ma che si sono trasferiti all’estero. In questo modo la lingua di casa è molto forte perché parlata da entrambe i genitori (più tutti i parenti) e la lingua della comunità esterna, quindi anche della scuola, garantisce tranquillamente il 30% necessario all’apprendimento della seconda lingua.

Piccole difficoltà, malintesi, cocktail di lingue mixate nella stessa frase, litigate tra i bambini per la scelta della lingua dei cartoni su Netflix…

Eppure sono orgogliosa della scelta che abbiamo fatto (e della possibilitá che abbiamo avuto) e sono sicura che stiamo facendo ai nostri figli un enorme regalo.

 

 

 

    • Sara
    • 17/12/2017
    Rispondi

    Sono tante le domande che mi sorgono. Per esempio se l’anno prossimo, quando Sofia e Mira andranno a scuola e vivrete ancora qui l’italiano diverrà la lingua prevalente per ovvie ragioni, come verranno portate avanti le altre due? insegnerete loro la grammatica, leggerete? Come funziona? Saranno un domani queste competenze sfruttabili professionalmente?

      • Marianna
      • 19/12/2017
      Rispondi

      Ciao!
      Probabilmente dall’anno prossimo l’italiano si rafforzerà ulteriormente, mentre per le altre due purtroppo ci sarà un po’ più da combattere.
      Il papà continuerà a parlargli la sua lingua. Fino ad ora ha scelto lo sloveno (per ragioni “sentimentali”), ma probabilmente, se si finirà per dover puntare su una sola delle due lingue meno parlate, passerà al tedesco, che in un futuro potrà tornare più utile.
      Le due lingue parlate in casa, saranno di sicuro un bagaglio preziosissimo anche dal punto di vista professionale. Per quanto riguarda la terza, speriamo con l’aiuto dei nonni di non perderla completamente e in ogni caso rimarrà una base molto forte su cui in futuro, se vorranno, potranno lavorare e migliorare. Mia cugina, con entrambe i genitori italiani, fece l’asilo a Madrid perché il papà è stato là qualche anno per lavoro. Poi tornarono in Italia e lo spagnolo lo “perse”. Quando da adulta decise di rispolverarlo, scoprì che non l’aveva perso per niente.
      Per il tedesco ci aiuta anche molto Netflix; qui in Italia stiamo attenti che i cartoni vengano guardati in tedesco ove possibile.
      Abbiamo libri in tutte e tre le lingue, ma sono principalmente io la raccontafavole e preferisco leggere in italiano (sloveno nemmeno potrei e tedesco comunque perdo di spontaneità); quando sapranno leggere e scrivere sarà tutto più facile. Gli faremo scrivere delle letterine ai nonni (alla nonna in tedesco e al nonno in sloveno) e faremo in modo di mandarli da loro il più possibile.
      Mio suocero era maestro e preside in una scuola elementare tedesco-slovena e anche mia cognata è maestra in una scuola analoga. Loro di sicuro lavoreranno anche pian piano sulla grammatica.
      Comunque sarà anche per noi una situazione da vivere giorno per giorno, andremo a tentativi e raddrizzeremo il tiro quando vedremo che non sta funzionando.
      Sono molto ottimista comunque. Immagino che a scuola all’inizio potranno avere qualche problema in più rispetto agli altri (per esempio spesso parlano italiano, ma costruiscono la frase come in tedesco mettendo il verbo in fondo o traducono letteralmente dallo sloveno finendo per far frasi sbagliate in italiano), ma per il futuro sarà un gran regalo.

  1. Rispondi

    Concordo con il vostro punto di vista: state facendo un grosso regalo ai vostri figli. Sono convinta che non bisogna fare sempre e per forza la cosa giusta (intesa in maniera convenzionale).
    Ogni tanto si può fare anche la cosa che si ha voglia di fare ? E direi anche con gran successo! Compimenti !

      • Marianna
      • 07/12/2017
      Rispondi

      Grazie mille Evelina!
      Anche noi, dopo un po’ di titubanza iniziale, siamo convinti della scelta.
      Un abbraccio

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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