bimbi e il raccolto

bimbi e il raccolto dei fagiolini

13/07/2017 , In: MAMMA , With: One Comment
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Sono cresciuta in un grossa casa in campagna, con un giardino/giungla in cui io e mio fratello passavamo gran parte delle nostre giornate.

Messa così sembra anche un’immagine molto romantica, peccato che la campagna in questione fosse in mezzo alle risaie piemontesi e di conseguenza infestata dalle zanzare in estate e sotterrata dalla nebbia in inverno, ma questo è un altro discorso.

Da quando sono uscita di casa per frequentare l’università, una serie di eventi hanno fatto sì che non ci sia più tornata stabilmente.

Bachelor a Milano, poi Master a Torino, Erasmus a Tallinn con contemporanea convivenza con il mio attuale marito austriaco, stage e scrittura tesi in Austria, laurea, trasferimento nella bilingue Alto Adige per lavoro, matrimonio…e ciao.

I miei trasferimenti non finirono con l’Alto Adige, quello fu una delle tappe del nostro nomadismo. In ogni caso mi ritrovai in posti magnifici, molti dei quali hanno tutt’ora un posto speciale nel mio cuore, ma sempre e solo in appartamento. Prima appartamenti microscopici, poi leggermente più grandi. C’è addirittura stata la variante dei due appartamenti affiancati, ma non comunicanti… per andare a fare colazione al mattino uscivamo da un appartamento e rientravamo nell’altro. Infine grandi con terrazzo. E ad ogni cambio io dicevo: “questa volta però non ci sono storie, voglio un giardino”…e niente, mi ritrovavo sempre in un appartamento ai piani alti.

I metri quadri degli appartamenti non erano l’unica cosa a crescere in quegli anni, ma anche e soprattutto le mie pance e il numero dei nostri figli.

Chi ha già letto qualche altro post del mio blog lo saprà, ma nel giro di due anni la nostra famiglia si è triplicata…vi aiuto nei calcoli: prima io e Lui da soli, poi io, Lui e le nostre prime gemelle e infine, dopo due anni, io, Lui, le nostre prime gemelle e i nostri secondi gemelli.

Sì, due volte gemelli. (potete approfondire qui)

L’ultimo trasferimento risale a pochi mesi fa; dall’Austria siamo ritornati nel Belpaese e precisamente a Treviso, per ragioni di lavoro di Lui.

A ‘sto giro non mi fregano, ho pensato e dopo diversi mesi di ricerca, ho trovato la casa perfetta! Udite, udite…con un enorma giardino! Suonino le campane a festa!

L’arredamento va per le lunghe, ogni mese aggiungiamo qualcosa; tanto per capirci…i nostri vestiti, dopo 3 mesi, se ne stanno ancora beati negli scatoloni del trasloco e grazie al cielo è estate e ci mettiamo sempre gli stessi straccetti che si asciugano in un attimo.

Presi da uno slancio bucolico, abbiamo  invece subito destinato un angolo del giardino a orto…ho sempre desiderato un orto da curare insieme ai bambini e da cui raccogliere le verdure direttamente all’ora dei pasti!

Una volta che la superficie da adibire a giardino era stata vangata a dovere dalle possenti braccia del mio Lui, ho portato i bambini a scegliere quali piante seminare; ognuno avrebbe potuto scegliere un tipo di verdura, avrebbe dovuto seminarla, curarla e raccoglierla una volta matura.

È fantastico come riusciamo ancora ad illuderci come un’attività del genere possa non degenerare nel caos! Ma no, dai, è un’attività formativa! I bambini si divertiranno un sacco e sentendosi responsabilizzati daranno il meglio di sé aiutando diligentemente in tutte le fasi!…o anche no…

L’acquisto è filato abbastanza liscio, ho solo dovuto convincere Sofia che l’orto era pensato per verdura o frutta e che i fiori che voleva assolutamente seminare lì, li avrebbe potuti mettere da un’altra parte. Ha ripiegato sui fagiolini nani. Mira ha scelto i cetrioli, mentre i ragazzi hanno puntato sulle insalate, uno la lattuga, l’altro il radicchio. Io ho aggiunto un paio di altre pianticine e ci siamo diretti a casa ad aspettare il rientro del papà zappatore per dedicarci amenamente alla semina insieme.

Nella mia immagine mancavano solo i cappelli di paglia e le lenzuola bianche profumate stese al sole e mosse da una leggera brezza.

Come è andata? Come era immaginabile…anarchia.

È cresciuta lattuga in un raggio di due metri dalla striscia di semina e il radicchio è stato praticamente sotterrato dai fagiolini perché buttato a manciate a caso. Le bimbe in compenso si sono impegnate molto.

Nella fase di cura delle piante durante la crescita, dopo un paio di visite iniziali, non si sono visti bambini nell’orto; preferivano tutti “aiutare” a riempire gli annaffiatoi e tra un giro e l’altro, accidentalmente infradiciarsi a vicenda.

Finalmente, doccia oggi e doccia domani, i fagiolini erano pronti per essere raccolti! 

Abbiamo allestito in giardino, direttamente di fianco all’orto la postazione “uomo del monte”, dove selezionare e raccogliere i fagiolini e si sono dati da fare tutti con slancio.

bimbi e il raccolto

bimbi e il raccolto

 

 

bimbi e il raccoltoLa pazienza e la concentrazione dei piccoli, però, non ha superato di molto la fase di sradicamento (che avendo un non so che intrinseco di “distruttivo”, è piaciuta molto). Mira ha retto parecchio, ma si è lentamente e inesorabilmente spenta durante la fase di raccolta dei fagiolini. Ha poi deviato con aria indifferente verso i fratelli che già stavano al rubinetto dell’acqua (dannata acqua, cos’hanno i bambini con l’acqua?!).

bimbi e il raccoltobimbi e il raccolto

Sofia invece, che di solito tende a distrarsi e stufarsi facilmente, è stata una perfetta contadinella e non ha mollato fino ad esaurimento fagiolini.

coccinellafagiolini

 

 

Tutto sommato posso dire che l’operazione bimbi e il raccolto nell’orto sia andata molto bene… in qualche modo, i fagiolini sono arrivati dalla piata alla nostra tavola per cena, quindi azzarderei a definirla un successo!

Mi piace che i miei bambini abbiano la possibilità di vivere a contatto con la terra e capirne i meccanismi, che imparino che per raccogliere i frutti bisogna prima prendersene cura. Spero imparino che per ogni stagione si possono coltivare verdure diverse, che i pomodori che troviamo al supermercato a dicembre hanno qualcosa di strano.

Ci tengo anche che sia un’attività che coinvolga tutta la famiglia, io non ho ricordi di tanti momenti in cui si faceva qualcosa tutti insieme (salvo il Natale e qualche sporadica biciclettata in campagna in primavera) ed è davvero un peccato!

Sulla qualità della coltivazione abbiamo margini di miglioramento, ma forse è giusto che il ostro orto rispetti un po’ il caos che c’è nella nostra famiglia e comunque ora aspettiamo i cetrioli!

 

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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