decrescita2

Decrescere felicemente per crescere felici

19/09/2017 , In: STYLE , With: No Comments
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E anche noi siamo arrivati alla fine di queste vacanze settembrine.

Inutile che vi dica lo shock di dover già tirare in ballo le pantofole/stivaletto col pelo che avevo preso un paio di mesi fa (sì, proprio quando fuori c’erano 40 gradi) per i bambini. Le avevo scovate per caso su internet e me ne ero innamorata all’istante…oltre al fatto che costavano niente.  Pensavo di fare per una volta tanto la mamma previdente e in effetti (…pacca sulla spalla) è stato un acquisto azzeccatissimo.

Ma non è dei piedi caldi dei miei figli che vi vorrei parlare oggi. E niente…un altro post partito fuori tema.

Torniamo alle vacanze, più precisamente al primo giorno di vacanza.

Data l’elevata dose di stress degli ultimi mesi, abbiamo scelto di tenere un profilo basso basso per queste vacanze. Abbiamo sfruttato un appartamentino al mare che la mia famiglia ha da una vita e in cui io stessa ho trascorso tutte le mie estati da 0 a 18 anni. Casa, spiaggia, parco, passeggiate…niente di più.

L’idea era di affittare un ombrellone e due lettini in spiaggia e avendo 4 gnomi di cui solo 1 e ½ sanno nuotare, la scelta sarebbe necessariamente caduta su un posto in prima fila.

Anche qui non lontanissimo da casa abbiamo spiagge e, presi dallo slancio “yuppy ora abitiamo vicino al mare”, avevamo preso ombrellone e lettini in prima fila per tutta la stagione. Ovviamente è stato un salasso, ma aveva avuto senso, visto che io durante la settimana andavo da sola con tutti e 4 e si stava tutto il giorno perché comunque era a quasi un’ora di macchina.

Arrivati al mare invece, i piani cambiano.

Vuoi perché l’appartamento è a pochi metri dalle spiagge e si poteva rientrare per le ore più calde, vuoi perché volevamo essere liberi di girare, vuoi perché, essendo ormai settembre, non c’era folla, abbiamo scelto di andare più semplicemente nelle varie spiagge libere.

Il primo giorno abbiamo steso gli asciugamani per terra in un angolino di spiaggia praticamente deserto e i bambini hanno subito iniziato a scaricare il loro surplus di energie nei modi più fantasiosi e rumorosi possibili. Li guardavo da seduta per terra e ogni tanto veniva qualcuno di loro ad aggiornarmi sugli sviluppi del gioco, su quanto fosse fredda l’acqua, su quanta pipì avesse fatto in mare (“ma non preoccuparti mamma, non mi ha visto nessuno”) ecc…

Non c’era visita a cui almeno uno dei 4 asciugamani sopravvivesse. Calpestati, appallottolati, trascinati, insomma, coperti di sabbia ed eravamo lì da non più di 5 minuti.

In quel momento ho sognato il lettino in prima fila.

Non ero neanche ancora arrivata ad immaginarmi la goduria delle docce calde, quando dal “sogno” mi ha svegliata con pochissimo tatto mia figlia, che mi si è gettata al collo bagnata fradicia con tutta l’accelerazione della corsa, gridando:

“grazie mamma che possiamo sederci per terra e non dobbiamo stare sul lettino!!!!!!!!!!!!!!”.

Prima che potessi rispondere qualsiasi cosa, che probabilmente sarebbe stata “Sofia diamine, sei gelataaaaaaaaa!!!!!!”, era già sparita e stava riempiendo di sabbia il costume del fratello, il quale tra l’altro trovava la cosa estremamente divertente.

Ecco uno dei momenti in cui ci si accorge di quanto divergano le percezioni nostre e dei bambini su ciò che sia effettivamente necessario.

Un lettino, non solo, evidentemente, non è necessario, ma a quanto pare interferisce anche con il gioco, con la libera espressione.

La giornata era perfetta perché ci si poteva riempire di sabbia, perché il mare aveva pure le onde, perché c’erano sia mamma che papà e perché erano in versione “senzastress”.

 

Io avrei voluto, oltre al lettino, almeno 5 gradi in più, una birra fredda, una rete wireless e un costume diverso perché quello che avevo nonsipotevaguardare.

Ho come l’impressione che, tra le due, quella che aveva davvero ragione, fosse mia figlia, non io.

Ci hanno convinto a tal punto di aver assoluto bisogno di un sacco di cose, che più ne raggiungi e più ti accorgi che non ti bastano e te ne servono altre.

Non avremo mai tutto, a meno che il tutto di cui abbiamo bisogno, non sia sabbia, onde e una famiglia serena.

Settembre è un mese di svolte, un po’ come gennaio o forse anche di più. Un mese di buoni propositi, quelli che da gennaio non siamo ancora riusciti a completare e quelli nuovi, nati durante l’estate.

Il buon proposito della nostra famiglia, nato proprio in quella prima giornata di mare, è quello di arrivare (tornare?) ad una vita più semplice, di distinguere quelli che sono bisogni veri, da quelli che non ci danno nessuna gioia duratura.

Avrete sentito sicuramente parlare di “decrescita felice”, si tratta di una filosofia che rifiuta razionalmente ciò che non serve, che si propone di ridurre il consumo di merci e beni, concentrandosi su quelli che effettivamente sono necessari e preferendo tra quelli una produzione etica e rispettosa dell’ambiente.

Non credo ci sia una ricetta valida per tutti, sta ad ognuno valutare in che modo e quanto cercare di rendere più sobria la propria vita e quanto tempo togliere alla produzione di ricchezza da spendere, per dedicarlo ad altro.

Noi iniziamo oggi… chiederemo ai nostri figli se stiamo andando bene; in questo campo sono loro i docenti!

E voi? Fate già qualcosa in questa direzione? Avete suggerimenti?

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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