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La famiglia numerosa. Ecco come riconoscerla

15/08/2017 , In: MAMMA , With: No Comments
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Quanti figli deve avere una coppia per essere considerata una famiglia numerosa?
Prima di tutto, numero di figli a parte, in casa dovete scendere sotto gli 80 decibel solo di notte, se no, madovevoleteandare?

Perché in fondo, quello che conta é la percezione dall’interno.

La macchina avete dovuto cambiarla.

E se sognavate da anni un pulmino Volkswagen, ma non avevate la scusa per prenderlo, questa rientra tra le notizie positive (mutuo a parte… quello, allanimadelimortaccisui, no).

Scomodate l’intero albero genealogico ogni volta che chiamate un singolo figlio che neanche la nonna ultranovantenne con i suoi 14 nipoti.

Perché non è solo che sono tanti, è che nel frattempo hanno prosciugato le tue sinapsi e ti concentri solo su ciò che è davvero fondamentale…i nomi no, non sono poi così importanti.

Ti ricordi le scene di giubilo dei tuoi genitori, corredate da pianti commossi, quando hai annunciato la prima gravidanza?

Giusto il tempo di ricomporsi e tua mamma aveva già tirato fuori bauli mai visti in giro carichi di tuoi vestiti in perfetto stato che sarebbero bastati dagli 0 ai 12 anni del marmocchio.  I nonni più romantici avevano addirittura iniziato a tenere un diario da regalare al pupo quando fosse diventato grande.

Dì un po’, come è andata l’ultima volta? Intendo quando hai annunciato l’ultimo figlio.

Se l’unica costante sono state le lacrime (anche se ora di altra natura) e la bocca, più che da un sorriso era tirata da uno spasmo da stress dell’occhio, probabilmente la tua è considerabile una famiglia numerosa.

Al supermercato

Avete almeno un nano nel passeggino da talmente tanti anni, che orma, anche se da sole a fare la spesa,  vi ritrovate a dondolare il carrello avanti e indietro come automi, manco voleste far addormentare la confezione famiglia di pannolini.

I normali pacchi di pasta da 500 gr vi fanno tenerezza… probabilmente sono quelle nuove confezioni per single.

Alla cassa guardano perplessi la quantità di banane che hai comprato e ti chiedono se gestisci uno zoo…e ti rendi conto che più o meno é quello che fai.

In vacanza

Partiamo dalle prenotazioni.

Se siete così coraggiosi da muovervi in aereo, in nave ecc… con stuolo di pargoli al seguito, il primo problema lo troverete già al momento della prenotazione. Non vi vogliono.

I formulari on line per le prenotazioni non contemplano la possibilità di un numero di figli al seguito maggiore di 3. E come biasimarli?

Se non accetterete il “consiglio” di desistere dal viaggio e smonterete la famiglia per far rientrare sotto ogni genitore due o tre figli, oppure se opterete per il classico delirante viaggio in pulmino, arriverete prima o poi a destinazione.

E comunque sarete già esauriti.

Quello che ci vorrebbe sarebbe una vacanza tranquilla in hotel per riposarsi davvero…niente letti da rifare, colazione da preparare.

Qui si presenta il secondo problema della famiglia numerosa.

Non si trovano mai alberghi con camere grandi a sufficienza per accogliervi tutti (se escludiamo le suite presidenziali, ma per quelle si dovrebbero vendere almeno un paio di bambini).

Le opzioni sono: smontare di nuovo la famiglia in 2 camere separate (cosa che ai bimbi piace tanto, ma a mamma e papà un po’ meno), o optare per l’appartamento, che più che una vacanza è un trasferimento temporaneo di lavori da sbrigare.

Quando poi, o disgregando la famiglia, o arrendendovi all’appartamento, avete trovato una sistemazione, potete finalmente godervi la vacanza.

Qui arriva la parte positiva dell’avere un botto di figli.

Se non appartenete alla tipologia “genitori cardiopatici” (ma quella è una categoria che per definizione fa un figlio solo), potete lasciarli allo stato brado a infastidire il prossimo. Eh sì, perché se un bimbo da solo spesso non osa irrompere come un demonio nelle “parentesi gioco” altrui, una banda di 4 , 5 o più fratelli, non ha la stessa delicatezza.

Puoi leggere il terrore negli occhi dei malcapitati (di solito padri) che costruiscono castelli di sabbia con il figlioletto, quando l’orda di unni insabbiati fino alle orecchie li accerchia con uno sguardo sognante (scandalosamente fasullo) chiedendo di unirsi al gioco.

Qui invece inizia la parte dove tu fingi di non conoscerli.

Se ti capita di essere in vacanza con amici e anche loro hanno figli, saprai benissimo che Silvio aveva ragione.

La crisi non c’è.

I ristoranti sono sempre pieni. Quantomeno lo diventano appena ingenuamente cerchi di prenotare per 4 adulti e 7 bambini.

Comunque, non importa quanti figli abbiate, nel momento in cui ti ritrovi a sognare come regalo di compleanno il frullatore ad alta velocità “tifrulloancheisassi” perché gli smoothies come lui nessuno mai…ecco…quello probabilmente è il momento di smettere di fare figli e riprenderti una vita.

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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