fiducia è non esserci sempre per i propri figli

Fiducia è far sí che i miei figli non contino su di me

12/03/2018 , In: MAMMA , With: 9 Comments
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Lo so, questo titolo è provocatorio. Siamo abituati a pensare che se vogliamo che i nostri figli abbiano fiducia in noi, devono essere certi che saremo sempre lì per loro. I miei figli sanno che io ci saró sempre, ma sanno anche che non sempre potranno contare sul mio aiuto. Anzi, le volte in cui saró lí per aiutarli saranno piuttosto poche. Per chi non segue il mio blog, ho 4 figli di 5 e 3 anni (no, non ho dimenticato qualche compleanno, sono proprio due coppie di gemelli ?)

fiducia è non esserci sempre per i propri figli

Conoscete il termine “genitori elicottero”?

Sono quei genitori, che, come un elicottero, sorvolano i propri figli, pronti ad intervenire ad ogni difficoltá. Che sia in ambito scolastico, o al parco giochi o nei rapporti tra coetanei. Questi genitori ci sono sempre e sono sempre pronti ad “aiutare”.

Ieri era domenica e, come da copione da diverse settimane a questa parte, pioveva. Ci sono poche cose che mal tollero quanto i centri commerciali, ma da parecchio i bambini mi chiedevano di andare in un’area gioco al chiuso che avevano visto tempo fa. Sembrava davvero uno spazio giochi divertente, per cui, nonostante fosse all’interno di un disgraziato centro commerciale, abbiamo approfittato della pioggia per portarli.

L’area era recintata, e c’era un unico passaggio per entrare a uscire. Dentro c’erano diversi giochi: una pista per macchine a pedali, un trampolino, un campetto da calcio (con palle di spugna), un castello gonfiabile con piscina di palle, una giostrina che girava con la spinta dei bambini ecc… Non era particolarmente sorvegliata, nonostante ci fosse una ragazza all’ingresso a registrare i bambini e incassare i 3,00 € del biglietto. Tuttavia era una distesa di tappeti di gomma e non c’erano spigoli che non fossero imbottiti.

Il posto perfetto per “buttarci” dentro i bambini e andare a bersi uno spritz al bar vicino (20 m) dal quale, tra l’altro, si vedeva benissimo l’ingresso.

Mentre i miei figli giá rimbalzavano da un gonfiabile all’altro con i capelli che iniziavano ad appiccicarsi alle tempie dal sudore, io pagavo e declinavo di tutte le responsabilitá la struttura con un paio di firme. Quando ho fatto vedere ai bambini dove mi avrebbero trovata in caso di bisogno (non sono sicura che ascoltassero visti gli occhi pallati rivolti a tutti i giochi) e li ho lasciati, mi sono accorta che eravamo gli unici ad uscire.

C’erano più adulti che bambini all’interno dell’area recintata, tutti sparpagliati tra i vari giochi pronti ad aiutare i pargoli. Una bimba, avrá avuto 8 anni, si è seduta sulla giostrina spinta dal padre, con lo sguardo di una che sta facendo slackline sul Grand Canyon. Le palle su cui sedersi erano a non più di 50 cm da terra e sotto c’era un enorme tappeto di gommapiuma. Dopo mezzo giro è scesa terrorizzata e, con il padre per mano, è andata alla ricerca di lidi più tranquilli.

Ora, non c’è niente di male ad essere lì per tua figlia quando ha paura, la cosa tremenda è che una bambina possa arrivare a 8 anni e avere paura di una giostra del genere.

Tu, genitore, devi aver combinato un gran casino durante i passati 7 anni.

Non ho guardato oltre l’orda di genitori che davano orgogliosamente il loro sostegno incondizionato ai figli e applaudivano euforici ad ogni scivolata nella piscina di palle. Sono andata a bermi il mio spritz…che, cribbio, erano già le 10:30 e, no, per una madre di 4 figli non è troppo presto!

Nonostante la bambina mi abbia colpita al punto di farmi pensare di scrivere questo post, sono scene a cui assisto spessissimo. Al parco giochi sento, alle spalle, gli sguardi carichi di paura e indignazione degli altri genitori (che in realtá sono quasi sempre nonni) quando mi vedono a distanza. È capitato anche piú di una volta che perfetti sconosciuti si sentissero in dovere di intervenire e “salvare” i mei figli.

Io voglio che i miei figli siano in grado di sviluppare autonomamente la percezione del limite oltre al quale un’attivitá diventa pericolosa PER LORO.

Questo perché solo loro possono davvero sapere dove sta questo limite in relazione alle loro effettive capacitá. Voglio che sentano lo stimolo per superare gli ostacoli superabili e la ragionevolezza per evitare quelli per i quali effettivamente non sono pronti. L’unico modo perché questo succeda è avere fiducia nelle loro capacità e nella loro voglia di crescere. Come possono avere fiducia in sè stessi se quello che gli comunico io costantemente è “aspetta che ti aiuto, da solo non ce la fai!”? Come fanno a sviluppare una socialitá sana se sono io a risolvere le discussioni con i coetanei?

E non crediate che non debba, io stessa, sforzarmi. Non mi comporto in questo modo perché sono un’ignobile madre menefreghista. Metto consapevolmente a tacere la vocina interiore che si ostina, tutt’ora, a cercare di convincermi che i miei figli abbiano costantemente bisogno di me, che siano “troppo piccoli”. Se riesco a non teletrasportarmi da loro quando li vedo appesi con una mano sola mentre cercano un appiglio per non cadere dall’albero, è solo perché so che loro, quando hanno deciso di salire, erano perfettamente coscienti del fatto che io non sarei stata sotto a prenderli. Sapevano che avrebbero dovuto riuscirci da soli e hanno valutato se provarci o lasciar perdere. So che non hanno preso la cosa alla leggera e voglio aver fiducia in loro.

Un appello, quindi, ai genitori “mediterranei”:

lasciate i vostri figli liberi di sperimentare, di sbucciarsi le ginocchia, di annoiarsi. Dategli la possibilità di entusiasmarsi per nuovi traguardi che hanno raggiunto da soli, di trovare la reazione giusta in una scaramuccia, di migliorare e anche di fallire. Lasciate che imparino ad aver fiducia in sè stessi. In questo abbiamo molto da imparare dalle famiglie “nordiche”!

E se poi proprio non ci riuscite, per favore, almeno evitate di venire a salvare i miei figli al parco giochi, perché i miei si salvano da soli.

N.B: Non ho fotografie dei miei figli appesi come scimmie sugli alberi, perché, non essendo una madre degenere, se pur a distanza e con aria indifferente, più salgono e più tengo gli occhi su di loro.

 

 

    • Claudia
    • 20/07/2018
    Rispondi

    Condivido in pieno il tuo pensiero, ma credo anche che avere così fiducia nelle capacità del proprio figlio da lasciarlo libero di sperimentarle in pieno sia il punto di arrivo di un percorso per nulla scontato. Paure ed ansie spesso eccessive ed irrazionali attanagliano molti genitori e per zittirle bisogna prima di tutto esserne consapevoli, bisogna chiedersi da dove arrivino, su cosa siano fondate e come fare per non lasciare che siano loro, le paure e le ansie appunto, a guidarci nel rapporto con i nostri figli. A volte lavorando su se stessi si trovano risposte, si può cambiare atteggiamento, a volte non ce la si fa proprio ma la consapevolezza aiuta. Personalmente non faccio fatica a lasciare liberi i miei tre figli di sperimentare, provare, cadere e rialzarsi ma questo mio atteggiamento non è casuale, è frutto di una scelta educativa precisa maturata nel tempo. Ad esempio ho scelto l’autosvezzamento e non ti dico quanti sguardi (e spesso parole) di rimprovero perché a 6-7 mesi permettevo ai miei figli di assaggiare cibi solidi. Non ti dico il nervoso! Capisco però che non sia una scelta per tutti, alcune mie amiche mamme andavano in iperventilazione solo a sentirne parlare. Ciò non significa che io non abbia le mie personali paure che quotidianamente tengo a bada, se i miei figli ad esempio mi chiedessero di imparare a sciare sarei in seria difficoltà!

      • Marianna
      • 22/07/2018
      Rispondi

      Hai assolutamente ragione! É proprio questo il punto che molti non comprendono: non si tratta di superficialità o disinteresse, ma di una scelta educativa. E pure noi dobbimo viincerla sulla voicina interiore che vorrebbe che corrressimo in loro aiuto sempre e comunque!

  1. Dunque anche tu mamma di gemelli? E addirittura due coppie e ire vicine di età ?!? Complimenti! Io ho due gemelli di un anno, maschio e femmina, e un bimbo di sei anni.
    In generale, mi comporto come te al parco o in luoghi simili, pur essendo molto ansiosa quando si tratta dei bambini. Devo forzare me stessa per lasciarli fare e spesso mi sento chiedere come faccio a non avere paura: io ho paura ma ho paura anche di trasmettere loro paura e sfiducia!

      • Marianna
      • 22/07/2018
      Rispondi

      Credo che tu faccia molto bene! Anche io devo insistere con me stessa, a volte, per non intervenire, ma sono convinta che sia il modo migliore. Hai ragione, trasferiremmo solo le nostre paure a loro e sarebbe un gran peccato!

    • Giulia
    • 23/04/2018
    Rispondi

    Qui non si tratta di romanzare o meno la realtà né del numero di figli che si possono avere o meno (tra l’alTro ogni genitore è “settato” sul numero dei figli che ha…) ma di non giudicare il prossimo… soprattutto quando si pretende, legittimamente eh, di non essere giudicati noi stessi…

    • Sara
    • 22/03/2018
    Rispondi

    Madre degenere presente!! Condivido e sopporto poco chi sta sempre addosso a sti bambini. Al parco, ai gonfiabili, davanti scuola io ci sono, osservo e in caso intervengo. Ma li lascio giocare, sperimentare, provare e anche cadere…Solo oggi a scuola di circo, mentre io ero seduta in sala d’attesa ad aspettare che la lezione terminasse, il piccolo si avvia verso il bagno, io lo vedo e lo lascio andare senza corregli dietro. Poco dopo, nel caos, l’ho sentito urlare perciò mi alzo e vado a vedere che succede. Un capanello urlante di mamme che cerca di rincuorarlo e lui che urla più forte…mi avvicino, lo chiamo, smette di piangere e gli spiego che deve girare la chiave verso la finestra e la porta si apre. Ora, non c’era verso di far star zitte quelle signore, continuavano a dire che credevano ci fosse la mamma dentro, altri bambini allarmati…insomma io ho pensato che nella difficoltà del pupo io c’ero, sono riuscita a comunicare con lui in un momento critico ed il piccolo ha imparato che è meglio non chiudersi nei bagni o dare solo una mandata (invece per essere sicuro di non subire incursioni ne ha date due…sai mai!!). Ah, il bimbo ha 4 anni. Sono una madre degenere?

      • Marianna
      • 27/03/2018
      Rispondi

      Faccio proprio come te. Anche a noi domenica è capitata una cosa simile e mentre io lo guardavo da 10 metri di distanza (lui stava urlando perchè pensava stessimo andando via dal parco, mentre invece io mi stavo solo spostando di qualche metro per avere una visuale migliore sull’intero parco giochi), subito una signora, ovviamente sconosciuta, è corsa da lui a chiedere dove fosse la mamma. Per cui, invece che aspettare che lui venisse da me (non mi aveva perso, sapeva benissimo dov’ero e mi vedeva) e capisse che non stavamo andando a casa, sono dovuta andare a recuperarlo dalla sciura.
      A me è capitato di avvicinare in spiaggia un bambino che piangeva come una fontana gridando mamma, ma prima di andare da lui, l’ho osservato bene e mi sono guardata intorno un bel po’. Solo quando sono stata sicura che effettivamente avesse perso la mamma, mi sono avvicinata e gli ho parlato (tra l’altro era tedesco e non avrebbe potuto facilmente chiedere aiuto da solo).
      Comunque ci guarderanno male in tanti, ma i nostri bambini ci ringrazieranno…almeno spero.

    • Giulia
    • 13/03/2018
    Rispondi

    Ciao! Potrei anche essere d’accordo con il contenuto del post, non su come lo trasmetti… riflettici se vuoi…

      • Marianna
      • 14/03/2018
      Rispondi

      Mi spiace che lo stile non ti convinca. Può darsi che con tanti figli si affievolisca la voglia di romanzare la realtà. Comunque ti ringrazio molto per il commento.

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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