Loving Vincent recensione

Loving Vincent: recensione di un film dipinto a mano

17/10/2017 , In: STYLE , With: No Comments
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Loving Vincent.

Con affetto Vincent.
La lettera di un morto per un morto.

È un pezzo di carta il motore di questa affascinante narrazione e accompagna lo spettatone nei luoghi delle ultime settimane di Vincent van Gogh.

Sono andata ieri sera al cinema a vedere questo film che mi intrigava moltissimo, non solo per via del personaggio enigmatico di Vincent van Gogh, ma soprattutto per lo stile scelto per la rappresentazione.

Scritto e diretto da Dorota Kobiela e Hugh Welchman, Loving Vincent era nato come progetto sperimentale, sarebbe dovuto essere un piccolo cortometraggio finanziato attraverso crowdfunding. Dall’idea, quasi visionaria, di questi due giovani registi, è nato invece un film drammatico vero e proprio, ben costruito, con una trama avvincente, ma soprattutto assolutamente unico nel suo genere.

L’intero film è stato infatti dipinto su tela.

I giovani registi hanno “arruolato” oltre cento artisti per riportare su tela le scene interpretate dal vero da attori teatrali, creando così un doppio cast. Il risultato sono stati 6500 dipinti, diventati poi i 6500 fotogrammi che danno vita alle immagini.

Io, prima ancora di andare a vedere il film, avevo rotto la prima regola fondamentale per una buona recensione. “Non andare alla visione del film impreparati”. È stata una decisione spontanea presa un paio d’ore prima dello spettacolo; avevo guardato il trailer, ma mi ero seduta sulle poltroncine rosse del cinema senza un’idea chiara di cosa mi sarei dovuta aspettare. È stata una meravigliosa sorpresa!

TRAMA

Come anticipato, il pretesto narrativo è una lettera, scritta da van Gogh poco prima di morire e indirizzata al fratello Theo, con il quale aveva un forte legame e teneva una fittissima corrispondenza (fonte utilizzata tra l’altro dai registi per ricreare la storia). La lettera viene affidata ad Armand Roulin, da suo padre Joseph, smistatore di posta ad Arles, perché trovasse il fratello di Vincent e glie la consegnasse personalmente.

È qui che ha inizio la narrazione; è il 1981 e van Gogh è morto ormai da un anno, ma in breve tempo lo spettatore verrà abilmente ricondotto ai luoghi e ai momenti in cui il visionario pittore si tolse la vita.

Che poi, se la tolse davvero?

Molti tasselli della storia sul suicidio di un pazzo, non tornano e Armand, non riesce a fare a meno di investigare, dal momento in cui, a Parigi, scopre che non potrà consegnare la lettera al fratello Theo perché anch’esso morto pochi mesi dopo suo fratello. Questo desiderio lo porta a recarsi ad Auvers-sur-Olise, piccolo paese del nord della Francia, in cui Vincent passò i suoi ultimi giorni e infine morì.

In questo percorso alla ricerca della persona adatta a ricevere la lettera, ma soprattutto alla ricerca della verità su come andarono davvero le cose, Armand scopre e ci fa scoprire, la vita di Vincent nell’ultimo periodo.
Incontriamo i personaggi che conosciamo dai tanti ritratti di van Gogh e che hanno avuto un ruolo nella personalità tormentata del pittore e ci perderemo negli stessi paesaggi dai tratti inconfondibili.

Loving Vincent recensione. Postino Roulin

Vincent van Gogh. Joseph-Etienne Roulin. Olio su tela

Loving Vincent recensione. Signorina Ravoux

Vincent van Gogh. Ritratto della signorina Ravoux. Olio su tela

Loving Vincent Recensione. Dr. Mazery

Vincent van Gogh. senza titolo. Olio su tela

Loving Vincent recensione. Dr. Gachet

Vincent van Gogh. Ritratto del Dr. Gachet. Olio su tela

 

 

 

 

 

 

Verremo coinvolti dalla suspance di un mistero intricato e senza accorgerci usciremo dalla sala arricchiti, non solo di splendide immagini, ma anche di un più consapevole conoscenza della personalità di questa figura ambigua.

IMMAGINI

L’ambiziosa tecnica scelta per la rappresentazione è assolutamente riuscita e non fa altro che accentuare la sensazione dello spettatone di essere parte di quei momenti e quei luoghi.
È Armand a raccontare la storia, ma sembra essere Vincent a mostrarcela.
Temevo che una sequenza di dipinti potesse, dopo un po, infastidire l’occhio per lo scorrere necessariamente non lineare dei fotogrammi, ma non è assolutamente il caso.
La vista di queste immagini è un piacere per gli occhi.

MUSICA

Anche la colonna sonora, appositamente realizzata per il film, mi è parsa calzante come un abito su misura. Non invadente, tuttavia con una propria personalità, accompagna e valorizza lo scorrere delle immagini e il progredire del racconto.

CONCLUSIONI

Mi sento di dare a Loving Vincent 5 stelle.
C’è originalità, ricchezza nei particolari, carisma nei personaggi, tensione nella trama;

L’intero pacchetto è semplicemente un’emozione da non perdere!

Se volete vederlo, tuttavia, dovete fare in fretta. Loving Vincent sarà nelle sale cinematografiche ancora solo oggi 17 e domani 18 ottobre.

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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