La figura del papà

Papà. Non pervenuti

05/11/2017 , In: MAMMA , With: 2 Comments
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Se vi aspettate una sfilza di lamentele da mamma abbandonata al suo destino dall’egoista papà dei suoi bambini, non è quello che troverete in questo post.

I papà sono cambiati, e pure molto, rispetto alle generazioni passate.

Sapete cosa invece non è cambiato? Lo stereotipo della mamma tuttofare e del papà assente.

La domanda che mi sento porre ogni giorno quando esco con i bambini (oltre alle immancabili domande idiote sui gemelli) è “ma sono tutti suoi?”. Non importa che io sia effettivamente da sola in quel momento o ci sia Lui di fianco a me (o più probabilmente a raccattare qualche figlio in fuga); le parole non cambiano mai: ma – sono – tutti – SUOI?

No, signora dal colore di capelli improbabile, non sono tutti miei, sono NOSTRI; miei e del loro papà.
Di solito poi, come se il messaggio non fosse neanche partito, incalzano: “ma non ha nessuno che la aiuta?”.

Non c’è niente da fare, papà non pervenuto.

Ieri ero al supermercato e mentre prendevo il carrello ho sentito una parte del discorso di due operatori ecologici al lavoro. Parlavano di come loro, come figura paterna, non si sentissero riconosciuti. Facevano riferimento a frasi come “sono qui con mio marito e MIO figlio”.

Le singole parole, se analizzate attentamente, rivelano tantissimo della società che le utilizza.

Ora, è indubbio che, mediamente, siano le mamme a stare (a volte temporaneamente, a volte per sempre) a casa con i bambini. Non è nemmeno sempre così, ma vale certamente nella maggioranza dei casi. E questo per le ragioni più disparate, nelle quali non ho intenzione di addentrarmi adesso.

È altrettanto indubbio che ci siano esemplari discutibili di padre che colgono la palla al balzo e approfittano di questa situazione per delegare l’intero “lavoro” della crescita di un figlio alla mamma. In casa non alzano un dito, del figlio non si occupano e nel peggiore dei casi, salutano “cordialmente” e spariscono.

È una storia che conosciamo, tanto che non scandalizza nemmeno più.

Ecco dov’è il problema però. Siamo noi il problema. Non noi mamme, noi come società intera.
Questa “licenza di assenteismo” glie l’abbiamo data noi.

Le mogli di mariti presenti e che danno una mano in casa si sentono ripetere allo sfinimento quanto siano fortunate!

Viviamo in una società in cui il papà in canotta perennemente davanti alla tv con la birra in mano è normale, mentre fa strano vederne uno al parco a giocare con suo figlio.

Il primo è la delusione che comunque tutti si aspettavano, il secondo è un’anomalia che stupisce ogni volta.

I tempi della donna chiusa in cucina sono finiti (per chi lo vuole), ma siamo lontanucci dalla fine dello stereotipo del “papà illusionista”.

Questo fa sì che per un uomo che diventi papà, non ci sia la minima pressione da parte della società perché sia quello che si può definire un buon padre. Se succede, tanti complimenti, mentre se non succede, “eccone un’altro…”.

Pensiamo a quello che ci si aspetta dalle donne quando diventano mamme. Come viene additata una mamma che non si occupa adeguatamente del proprio figlio? E una che decide di abbandonare la famiglia e andarsene? Roba da psichiatria…o da film.

Iniziamo a riconoscere ai papà il ruolo fondamentale che hanno. Smettiamo di deresponsabilizzarli per abitudine per poi stupirci quando si comportano in maniera irresponsabile.
I papà esistono e hanno voglia di occuparsi della loro famiglia!

Più presto lo si riconoscerà, meglio sarà per tutti.

  1. Giustissimo!
    Sto facendo scorpacciata del tuo blog, ora che lì’ho scoperto!

      • Marianna
      • 22/07/2018
      Rispondi

      ❤️❤️❤️❤️ ma grazie mille! Sono contenta che ti piaccia!

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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