Parto cesareo. Cosa dovete sapere

Parto cesareo. Prima, durante e dopo…quello che dovete sapere

19/12/2017 , In: MAMMA , With: 6 Comments
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Se siete arrivati a questo post, probabilmente vi state dirigendo verso un parto cesareo e avete tutti i dubbi e le paure del caso. Sia che far nascere vostro figlio (o i vostri figli) tramite parto cesareo sia stata una vostra scelta, sia che sia reso  necessario da particolari condizioni di rischio, le insicurezze a proposito possono essere tante.

Io, quando immaginavo i miei parti, me li sono sempre prefigurata come naturali.

Sono forte, ho una soglia del dolore piuttosto alta e il mio corpo non mi ha mai giocato brutti scherzi. Insomma, la candidata perfetta per un parto naturale rapido e indolore…va beh, rapido…va beh, in qualche modo sarei arrivata alla fine come tutte.

Se avete già letto altri post di questo blog, forse saprete che ho avuto due gravidanze gemellari a 2 anni esatti di distanza. Le prime due erano bicoriali biamniotiche, in sostanza avevano tutto completamente separato; due sacchi amniotici e due placente. La soluzione meno rischiosa in caso di gravidanze e parti gemellari.

Ho iniziato subito a martellare la ginecologa sul fatto che avrei voluto assolutamente un parto naturale. Prima gravidanza + parto gemellare = non era particolarmente convinta. Io però non mollavo, sapevo che ce l’avrei fatta e alla fine aravamo arrivate all’accordo che se tutte e due si fossero girate in posizione ottimale, avrebbe dato il suo ok.

Ho provato di tutto, ho perfino appeso campanellini (che se solo ci penso mi sento cretina ancora adesso) e all’ultimo controllo…due podaliche.

Non ho potuto far altro che segnarmi sul calendario la data del parto cesareo programmato per la successiva settimana.

I giorni che precedono un parto cesareo programmato hanno un chè di inquietante. Io stavo benissimo e per fortuna ho potuto lavorare fino a pochi giorni prima della data x, distraendomi un po’ da quello che, piú passava il tempo, più diventava un pensiero costante. Conoscere esattamente il giorno in cui ti sveglierai, ti farai una doccia, una depilata veloce e andrai in ospedale sapendo che da lì a poche ore la tua vita sarà stravolta. Che poi non hai neanche granchè idea di cosa significhi esattamente, questo stravolgimento.

Arrivare in ospedale con le doglie ti fa avere altro a cui pensare; quelle poi arrivano quando pare a loro. Certo, a fine gravidanza uno se le aspetta in un futuro molto prossimo, ma rimane comunque un futuro. Magari oggi, oppure domani, o ancora tra una settimana perché al pupo piace mettere in chiaro da subito chi comanda.

Col cesareo sai esattamente cosa succederà e quando.

Davvero però sai quello che succederà? A me l’hanno spiegato e immagino lo facciano in ogni ospedale, tuttavia non mi era tutto chiaro. C’è anche un colloquio obbligatorio con l’anestesista, il quale, pure lui, poraccio, cerca di spiegare con le parole più semplici per farsi capire da te, quasi-madre ipertesa e sull’orlo di una crisi di nervi.

Cominciamo con quello che ti dicono.

L’anestesia, salvo eccezioni, sarà locale, per la precisione, sarà spinale. Vi faranno chiudere a riccio e l’anestesista, che in quei minuti sarà il vostro amico più grande, inietterà l’anestetico tramite un sottile ago (praticamente non lo sentirete) nella colonna vertebrale.

In pochi minuti non sentirete più nulla dall’ombelico in giù. Quando dico nulla, intendo davvero nulla. Ricordo lo shock quando, dopo aver scambiato due parole con l’anestesista dietro di me, ho guardato di nuovo davanti e ho visto che un medico teneva sollevate le mie gambe in attesa di un aiuto per spostarmi sul lettino operatorio.

Nel mio secondo cesareo, questo è il momento in cui hanno messo il catetere. Sì, non è il massimo da raccontare, ma credo sia un particolare che interessa se siete sulla strada verso il vostro primo cesareo. La vescica deve essere sempre completamente vuota per non rischiare di venir danneggiata dal bisturi.  Spero per voi che anche al vostro ospedale sceglieranno questo come momento, perché appunto non sentirete niente. Al primo cesareo l’hanno messo prima di portarmi in sala operatoria e non lo ricordo come una delle sensazioni più piacevoli che abbia mai provato.

Il taglio cesareo è molto basso e molto corto e nel giro di pochi minuti dall’inizio dell’operazione, in assenza di complicazioni che purtroppo non si possono mai escludere completamente, sentirete il pianto del vostro bambino.

C’è però una parte che non viene raccontata.

Prima di tutto, salvo rare eccezioni (i miei secondi sono nati in Austria e lì è stato possibile), il papà non verrà ammesso in sala operatoria. Non vogliono rischiare di vederselo svenire e dover stare dietro a lui invece che concentrarsi su quella con la pancia aperta. Ed è pure comprensibile, resta il fatto che sia un passo in più di allontanamento dal “parto ideale” che ci si aimmagina.

Insomma, sarete sole…inizierete a pensare che l’anestesista sia il vostro angelo.

Il mio, al primo cesareo me lo ricordo come fosse ieri. Continuava a dirmi che stavo andando benissimo, come se avessi avuto qualcosa da fare a parte roteare le pupille alla ricerca di qualche indizio negli occhi dei medici su come stava andando. Beh, effettivamente dovevo anche cercare di non vomitarmi addosso…una delle possibili noie dell’anestesia.

Comunque l’ho amato, era davvero dolcissimo.

Sapete perché ero molto concentrata sull’evitare assolutamente di cedere alla nausea? Perché una delle cose che non mi avevano detto del parto cesareo è che mi avrebbero legata mani e piedi.

Che, per carità…pure questa cosa ha una sua logica, visto che ti stanno sbudellando sarebbe carino avere la certezza che tu non possa muoverti, è che il mio “parto ideale” a questo punto era un ricordo flebile e lontanissimo.

Appena nate, le bimbe stavano benissimo, ma me le hanno fatte passare sotto gli occhi così velocemente e avvolte così bene nel telo per scaldarle, che una delle due non l’ho nemmeno vista.

Perché le bimbe, sì, stavano bene, ma io dovevo essere ricucita e non era previsto farlo con due neonate in sala, men che meno su di me. Le mie bambine erano nate, le sentivo che piangevano mentre le allontanavano per la visita dal pediatra. Erano nate e io non le avevo nemmeno viste. Quando me le anno avvicinate “volè”, mi è venuto spontaneo alzare le braccia per toccarle, per prenderle, ma, guarda un po’…le mani erano legate. Non credo che dimenticherò mai in vita mia quella sensazione.

Fortunatamente fuori c’era il papà e almeno è potuto andare lui con loro.

Appena mi hanno ricucita, dopo avermi infilato delle orribili calze anti-trombosi, mi hanno spostata in una stanza in cui aspettare che l’anestesia diminuisse l’effetto e soprattutto che mi riportassero le mie bimbe.

Una volta riunita finalmente la famiglia, ci si trasferisce nella camera a giocare a fare la mamma (che non ha neanche mai visto cambiare un pannolino da lontano) e ad aspettare che l’effetto dell’anestesia svanisca davvero.

E quando l’effetto dell’anestesia finisce…davvero non è divertente.

C’è poco da girarci intorno. Fa un bel male e non so se vi ricordate, ma ho una soglia del dolore piuttosto altina. Con una buona dose di antidolorifici si riesce anche a godersi il nuovo arrivato, ma ho un consiglio che voglo darvi assolutamente e con cui voglio chiudere. Dopo il primo parto, mi hanno lasciata diversi giorni a letto…avevo un male boia, per cui tutto mi sarei sognata di fare a parte cercare di scendere. La prassi, comunque, sembrava quella. Il dolore è durato davvero tanti giorni.

Al secondo parto cesareo, il pensiero di ripassare dai quei primi giorni di dolore costante, era una delle mie principali preoccupazioni.

Un paio d’ore dopo che mi avevano riportata in camera, quando ormai l’anestesia aveva terminato completamente l’effetto, invece, è entrata un’infermiera di quelle modello carroarmato e mi ha detto di alzarmi e andare in bagno. Pensavo di non aver capito, o che scherzasse. Mi ha guardato con lo sguardo di una che non scherza e non ha nemmeno voglia nè tempo di stare a convincermi che non scherza.

Ha detto: “ti aiuto io, ma se ti senti svenire avvisa“. Caspita! Quali migliori premesse potevo desiderare!?

Mi sono alzata e camminando a 90° fino al bagno, tirando giù tutti i santi del Paradiso ad ogni passo, sono arrivata in bagno e mi sono data una ripulita. Non ci potevo credere, ma già il ritorno al letto è stato intorno ai 140° e nel giro di pochissime ore potevo alzarmi in autonomia e non ho quasi avuto bisogno di antidolorifici.

Parlando con amiche che hanno avuto un cesareo in vari ospedali taliani e esteri, ho avuto conferma che tutte quelle che erano state “buttate giù” dal letto a poche ore dall’operazione si erano riprese velocemente, mentre quelle lasciate tranquille a letto, avevano avuto molte più difficoltà.

Qualcuno ha aneddoti da parto cesareo che vuole aggiungere ai commenti?

 

 

    • Giulia
    • 24/05/2018
    Rispondi

    Io invece non ho mai avuto una grande simpatia per il parto naturale. Tutta questa sofferenza, mi è sempre sembrata anacronistica.
    che nel 2018 si debba ancora partorire con dolore.. non so, non mi torna molto.
    detto questo, non è che il parto cesareo sia tutta una passeggiata. anche io lo avevo fissato, poi sono andata una settimana prima di mia spontanea volontà in ospedale, per un innalzamento di pressione.. e ci sono uscita 4 giorni dopo con i gemelli 😀
    quando mi hanno detto, signora, è a 37 settimane, lo so che il cesareo è fissato per la prossima settimana, ma ormai è qui, domani mattina la operiamo. un pochino di terrore l’ho sentito.
    il cesareo si è una sensazione strana, sei li ma sembra che stia succedendo a qualcun altro.
    però ho tutto sommato dei bei ricordi, nel senso, nessuno particolarmente traumatico. mi sono anche ripresa piuttosto velocemente, di necessità virtù.
    il trauma sono i giorni e le notti in ospedale, quelle sì. già di per se non sono un’amante della convivenza, figuriamoci l’idea di stare in una stanza con altre 5 donne in gravidanza..
    sono anche una persona piuttosto pudica, tornassi indietro mi informerei sicuramente per una stanza privata.

    un saluto

      • Marianna
      • 26/05/2018
      Rispondi

      Io invece ho versato un buon numero di lacrime quando ho saputo che il primo parto sarebbe stato cesareo, avevo sperato fino all’ultimo che si girassero (con i secondi, essendo monocoriali é stato chiaro fin da subito che sarebbero nati con cesareo). Sarà forse stata complice la delusione, ma ho vissuto piuttosto male il cesareo. Freddo, irreale… mah, sarò suonata 😅
      Per quanto riguarda il dolore, non saprei, al limite c’é sempre l’epidurale. Certo, tutto quello che non hai (puoi avere) tende ad avere un’aura di magia che spesso é ben lontana dalla realtà. Il fatto, però, che non lo saprò mai, mi rende molto triste.

    • Elena Gentili
    • 05/02/2018
    Rispondi

    Ciao! Dopo tre parti naturali Edoardo per ragioni di salute è nato a 37+4 con cesareo programmato… ben 7 tentativi il dottorone anestesista? … proprio taglietto il mio non è ma beh 17 cm di sorriso…niente a che vedere il dolore con quello del parto naturale?Terribile… per me catetere prima di entrare in sala… sono stata fortunata perché il mio ginecologo ha effettuato una cucitura intradermica è non avevo punti o graffette da rimuovere….voto mille volte per il parto naturale ovviamente dove possibile ?

      • Marianna
      • 15/02/2018
      Rispondi

      E così tuo malgrado hai provato tutte le varianti 🙁
      Comunque sì, anche io sono dell’idea che nonostante il vantaggio del dolore ridotto, quando possibile, sia sempre da preferire un parto normale! Un abbraccio

    • sara
    • 11/01/2018
    Rispondi

    Ti confermo totalmente l’ultima parte. Io ho avuto due cesarei, il primo d’urgenza dopo il travaglio e il secondo d’obbligo. Il primo è stato il peggiore, seppure siano stati entrambi meravigliosi, vuoi per il travaglio vuoi per l’emergenza che non ho colto fino al giorno dopo quando tutta la tensione per lo spavento si è fatta sentire. Comunque in entrambi i casi il giorno successivo ero in piedi senza dolore. Addirittura per il secondo parto il pomeriggio stesso con le dovute cautele mi sono alzata ed il giorno successivo correvo…e non ho neppure avuto contrazioni dell’utero dolorose. L’unica cosa che mi lasciava un’ombra, almeno dopo il primo parto, era la delusione di non aver fatto un parto naturale, mi sentivo qualcosa in meno di una mamma che aveva partorito naturalmente. Comunque l’importante era che il pupo stesse bene e tutto il resto è passato in breve tempo.

      • Marianna
      • 24/01/2018
      Rispondi

      Eh sì, anche io ci ho messo un po’ a smettere di rattristarmi per il fatto che non avrei partorito naturalmente. Avevo la stessa tua sensazione, di essere in qualche modo “incompleta” come mamma. Temo sia un sentimento diffuso tra chi ha avuto uno o più cesarei non per scelta.

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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