new life

solitudine e come uscirne per essere mamme e donne migliori

18/08/2017 , In: MAMMA , With: 4 Comments
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Oggi ho letto il post di una mamma di gemelli che “gridava” aiuto e cercava conforto.

Non ce la fa più. Non perché i bambini siano terribili o perché con gemelli è comunque tutto più faticoso.

È sola.

Sola, ma con la responsabilità dei figli e di essere una “buona madre”.

Non chiedeva neanche consigli, forse non crede nemmeno che una via d’uscita ci sia. Pregava di lasciarle una dimostrazione di comprensione, voleva sapere se qualcun altro comprendeva il modo in cui si sentisse.

Non so se sia depressione, quello che so è che conosco perfettamente la sensazione. Le ho scritto un lungo commento che spero possa aiutarla in qualche modo.

No, non è sola.

Non se ne parla mai volentieri perché corrisponderebbe ad una dimostrazione di debolezza. Questo è quello che pensiamo. Questo è quello di cui ci hanno convinte.

Hai fatto un figlio (Due? Tre? Quattro?) e devi essere in grado di gestire la nuova vita. Cosa credevi, che non sarebbe cambiato nulla? Che saresti potuta continuare ad essere quella di prima?
Diventi mamma in un attimo (beh, senza cesareo forse anche in qualche ora…qualche lunghissima, interminabile, devastante ora) e ci si aspetta che tu sappia cosa fare, che tu sia “portata” per farlo e sia autorizzata a provare solo ed esclusivamente gioia e gratitudine.

Non è così? Sei un’egoista.

Sicuramente non tutte hanno avuto le stesse difficoltà, ma senza dubbio sono in molte.

È possibile non inciampare nel problema? Probabilmente sì.
È possibile riprendersi? Sicuramente sì.

Le mie prime due nanerottole sono nate in un posto meraviglioso, che era diventata casa mia (nostra) nel momento esatto in cui l’ho visto. Non ero originaria di lì, né lo era quello che poi diventò mio marito e il papà della banda di nani che mi devasta casa.

A dirla tutta non parlavano neanche la mia lingua, ma ero a casa.

Se esistessero vite passate, di sicuro significherebbe che in quel posto c’ero già stata!

Abbiamo vissuto lì diversi anni, durante i quali entrambi avevamo trovato una nostra dimensione e l’adoravamo. Durante i quali avevo un lavoro (sottopagato) che amavo alla follia e diversi amici (alcuni miei, alcuni nostri come coppia).

Anni in cui ho potuto dedicarmi agli hobbies di sempre e durante i quali ne ho scoperti di nuovi e appassionanti.

Poco dopo la nascita delle prime bimbe, ci siamo trasferiti. Sempre per lavoro (ovviamente non il mio, ma quando ti raddoppia la famiglia all’improvviso, potendo, conviene seguire un aumento di stipendio).

Le novità mi sono sempre piaciute, ho sempre trovato stimolante “ricominciare da capo”.

Sia alle elementari che alle medie, per questioni logistiche ho frequentato l’ultimo anno in un paese nuovo ed è stato tutt’altro che traumatico.

Faccio amicizia facilmente, tendo ad essere ben accetta in gruppi nuovi e già consolidati, insomma…non ho problemi a lasciare la strada vecchia per la nuova.

A ‘sto giro però non ero più solo io.

Ero io con due bambine. Ero io che di notte non dormivo più di 2 ore consecutive ormai da mesi. Ero io e nessun essere simile nel giro di centinaia di chilometri. Ero io, che se anche ci fosse stato, ero troppo stanca per vederlo.

Non avevo più niente a parte le mie bimbe. Non ero più niente a parte mamma.

E quel che è peggio, ero convinta che fosse assolutamente normale.

Talmente normale che ho pensato: visto che vorrei tornare a lavorare il più presto possibile e non continuare a iniziare e interromper per gravidanze e visto che vorremmo il terzo figlio, facciamolo presto.

Invece che “il terzo figlio” sono arrivati “il terzo e il quarto” contemporaneamente.

Quattro figli in due anni.

Me la sono (ce la siamo) cavata anche abbastanza bene, se analizzo ora, ma mentirei se dicessi che non è stata una mazzata.

Il sonno era sempre più un miraggio, qualsiasi attività comportava una logistica sempre più complicata e per la quale le energie scarseggiavano. Gli amici erano lontani, praticamente tutti non figlio-dotati e spesso impegnatissimi per lavoro.

Mollare i bambini al nido o ai nonni non se ne parlava, non so se si tratta di un lavaggio del cervello che mi hanno fatto, ma non è nel mio stile.

Insomma, per 5 anni ho avuto almeno due bambini a casa che non andavano ancora all’asilo…per un anno li ho avuti tutti e 4.

Ma esattamente per me, come per la mamma del post, il problema non era la fatica con i bimbi (di sicuro non facilitava, ma non era la questione diretta).
Ero sola.

Bastava una visita di mia cognata perché tutto sembrasse più facile.

Si poteva ridere del quindicesimo bicchiere rovesciato invece che guardare in catalessi l’acqua gocciolare dal tavolo al parquet pensando: “non è possibile, non finirà mai”.

Non so se sarebbe stato diverso se fossi rimasta vicino ad amicizie consolidate. Probabilmente sì, almeno in parte, ma non posso esserne certa e comunque avrei perso altre cose.

Un ultimo recente trasloco mi ha dato la scusa per cambiare rotta.

Ero ormai consapevole che NO, NON ERA NORMALE sentirsi così e che l’unica che poteva cambiare la situazione ero io.

Dovevo rimettermi, se non al primo posto (quello era occupato da quattro mocciosi), almeno in piedi…senza pigiama e col petto in fuori (almeno quello che l’allattamento aveva lasciato del mio petto)!

Ho aperto questo blog e se anche per ora non porta una lira, lo considero il mio lavoro. O quantomeno un progetto a cui vale la pena dedicarsi e che mi alleggerisce di pensieri non detti.

Mi sono imposta di curarmi di più. Non mi sono mai truccata…non ne avevo bisogno e avevo un sacco di altre cose migliori da fare nel tempo in cui mi sarei messa un giro di mascara. Ora forse un po’ di bisogno in più ce l’ho, quantomeno per coprire le occhiaie.

Presa da un raptus mi sono creata, praticamente da zero, un beauty case, lasciando più di 80 € nel negozio e da quel momento trovo divertente giocare con rossetti rosso fuoco e piegaciglia…cosa sia esattamente un primer non lo so ancora, ma ci sto lavorando.

Cosa più importante, quando mi vedo con la coda dell’occhio in uno specchio, mentre corro con qualche bambino in braccio per arrivare in tempo al wc, mi piace quello che vedo.

Progetto piccoli viaggi (week end) a due, quando fino ad ora non ho mai lasciato i bambini ai nonni, se non in rarissime eccezioni o per necessità. Non sono una che si fa aiutare volentieri…facciotuttoio, finché non sbarello.

Dovevo dare una svolta e dovevo darla adesso. Sta funzionando, anche se non ancora tutti i pezzi del puzzle sono al posto giusto.

Immagino sia un processo, per chi si è auto-ibernato per 5 anni, ma ora è il momento di fiorire!

Ho pensato un bel po’ se raccontare i dettagli meno luminosi di questi ultimi anni, ma so che in tantissime sono in una situazione analoga e sapere di non essere mosche bianche (o madri snaturate), potrebbe aiutare.

La via d’uscita è unica e siete voi stesse.

Non aspettate chissà cosa, chissà quale momento riparatore o chissà quale aiuto più o meno terreno.

Prendete in mano la vostra vita e iniziate a cambiare, passo dopo passo, tutto quello che vi impedisce di essere una versione .2 di voi stesse di cui andare orgogliose.

    • laura
    • 01/03/2018
    Rispondi

    la sensazione di solitudine è la cosa più difficile che abbia dovuto affrontare alla nascita dei gemelli. Nonostante il papà si facesse in 100 per aiutarmi ogni volta che chiudeva la porta per andare in ufficio, una piccola parte di me si disperava (le altre due parti pensavano a cercare di recuperare energie e a sistemare il minimo indispensabile). Mi hanno salvato le videochiamate con skype (anche i miei nonni di 80 anni hanno imparato ad usarlo per vedere i nipoti) e la tenacia di voler prendere quel bus (sul quale nessuno mi aiutava mai a caricare il passeggino) per arrivare in “centro” pur sapendo che dovevo fare una maratona per rientrare in tempo per allattare i bimbi e che nessun bar della zona mi avrebbe fatto entrare con l’astronave gemellare.
    Grazie per averne parlato

      • Marianna
      • 06/03/2018
      Rispondi

      Cara Laura,
      capisco benissimo le tue parole! Magari non é cosí per tutte, ma senza dubbio per alcune di noi, l’aspetto piú duro dell’essere mamma, piú ancora della fatica effettiva di dover badare ai figli, piú ancora delle notti in bianco (anche se, quelle certo non aiutano), piú ancora del non riconoscere piú il proprio corpo, é proprio la solitudine.
      Immagino sia diverso per chi rimane nella zona in cui é cresciuto e puó continuare a vedere i propri amici di sempre. Io sono andata lontano e i primi anni a casa con i bambini sono stati davvero duri in questo senso. Ora piano piano crescono e tutto diventa piú facile.
      Un abbraccio grosso

  1. Rispondi

    …giuro che quando ho iniziato a leggere il tuo post, credevo ti riferissi a qualcosa che avevi letto sul mio blog! Poi hai parlato di un lungo commento che hai lasciato alla mamma in questione, e ho capito che si trattava di un altro blog….Evidentemente di mamme di gemelli esaurite ce ne sono mille!!!
    Brava, ammiro ciò che hai fatto. E’ esattamente quello che sto pianificando di fare io (anche se con la metà dei figli! Io ne ho solo 2, di gemelli!!!)….
    Spero di farcela, come stai facendo tu….ma intanto complimenti davvero, per la scelta, per il coraggio, per la carica positiva che hai! E per essere sopravvissuta a due coppie di gemelli in 4 anni!!!
    Continua così!
    Un abbraccio!!
    Serena

      • Marianna
      • 21/08/2017
      Rispondi

      Serena, ti ringrazio tanto!
      Sì, ho letto lo sfogo di una mamma in un post di Facebook e ho rivisto la me di pochi mesi fa. Il post è venuto naturale… mai scritto un post così in fretta 😉
      Sono felice ti sia piaciuto e spero possa aiutare qualcuno.
      P.S. piccola correzione: i gemelli sono due coppie in 2 anni (ora hanno 5 e 3 anni).
      Un abbraccio!
      Marianna

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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