stanchezza e mamme...essere felici è una scelta

stanchezza e mamme…essere felici è una scelta

21/10/2017 , In: MAMMA , With: 2 Comments
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Se da un lato la stanchezza oggettiva rende la vita di noi mamme molto difficile, dall’altro, sono convinta che in un approccio più rilassato e positivo stia il segreto per una sopravvivenza senza traumi. Ma é davvero possibile? C’é modo di influenzare la percezione che abbiamo della fatica e alleviarla con un lavoro puramente mentale?

Per la prima volta dopo 5 anni, cioè da quando sono nate le mie prime due bimbe, ho passato qualche giorno senza corredo di figli.

Approfittando di un impegno che avevo con mio marito qui in Italia e di uno che avrei avuto in Austria pochi giorni dopo, abbiamo lasciato tutti e 4 i bimbi ai nonni austriaci.

Era la prima volta. Un po’ per via delle distanze che non danno una gran mano alla logistica e un po’ perché sono tra le masochiste autolesioniste che pensano che se i figli li hanno fatti se li debbano anche crescere senza troppe deleghe. Che i nonni poi, poracci, hanno già dato a loro tempo.

Prego perché i miei figli, quando saranno genitori la pensino come me, altrimenti la tragedia sarà compiuta.

Siamo stati a Venezia per una mostra alla Fenice. Una giornata intera a camminare per calli, campi (così si chiamano le vie e le piazze a Venezia) e sottoporteghi. Su sui ponti e giù dai ponti senza una vera destinazione, anzi, con lo “sforzo” (che poi a Venezia è facilissimo) di perderci e scoprire angoli più defilati possibile dalle affollate rotte principali.
Quando la sera ci siamo seduti sul maleodorante vagone del treno che ci avrebbe riportati a casa, eravamo cotti.

Ed è proprio lì che mi sono resa conto che questa stanchezza fisica, muscolare, è una sensazione lontanissima da ciò che atterra noi mamme.

Ero stanca, ma piena di energie. Le stesse energie che negli ultimi anni mancano troppo spesso.
Quando mi dicono “chissá che fatica con quattro figli piccoli!”, se è questa la fatica che intendono, sbagliano.

Ho lavatrice e lavastoviglie che puliscono per me, cucinare per 6 invece che per 2 non comporta particolari sforzi aggiuntivi e, almeno per il momento, quando siamo a spasso, i bambini si lagnano per la fatica ben prima che arrivi a sentirla io.
Si tratta di una stanchezza mentale che chi non è a casa con dei bambini non può capire.

Sì, per sentito dire, tutti sanno che crescere dei figli è faticoso, ma non ci si può immaginare in che misura e soprattutto da dove arriva e come si manifesta questa stanchezza.

È l’andare a letto la sera con ancora nelle orecchie le lamentele e le urla della giornata, l’accorgersi di non percepire più con sufficiente chiarezza le parole di tuo marito, perché il tuo udito ormai è settato sugli 80 decibel con cui ti parlano e si parlano i tuoi figli e il tuo cervello fatica ad immagazzinare informazioni nuove.

È lo svegliarsi sognando di poter lasciare i bambini in pigiama tutto il giorno perché il momento in cui devono vestirsi è solo uno dei tanti, nell’arco della giornata, in cui qualcosa, non importa cosa, andrà storto e scatenerà disperazione e lamenti ininterrotti.

È il finire per rimandare sistematicamente a “un’altra volta” il momento in cui faremo qualcosa per noi, perché prima vengono tutti gli altri.

È l’accorgersi di non piacerci più, ma non trovare la forza per cambiare rotta.

È la solitudine, la mancanza di vita sociale e di contatti con esseri umani dotati di quella logica e quella razionalità e quel bagaglio culturale che dei bambini, pur incolpevoli, non possono avere.

È il tormentarsi perché i nostri nervi non reggono più e siamo diventate d’orribile copia della mamma che ci eravamo riproposte di essere.

È il non sentire apprezzato il lavoro che facciamo, ma perché le prime a non apprezzarlo siamo noi.

È il tornare a casa da una passeggiata ed accorgersi di non aver permesso a nulla di meravigliarci e affascinarci come un tempo, perché i nostri occhi sono stati solamente puntati al metro da terra e roteavano per controllare i bambini e per prevenire eventuali pericoli.

È il sapere che più ti impegnerai a proporre attività che possano stimolarli e divertirli, più saranno le occasioni in cui almeno uno si dispererà in lamenti inconsolabili. E quindi vorresti lasciar stare. Ma allora che madre sei?

Ecco che madre sei.

Sei una madre che probabilmente potrebbe far meglio, ma che in realtà se la sta cavando benissimo!
Sei una madre che va a tentoni esattamente come tutte le altre, anche quelle che trovano sempre le parole giuste per farti sentire un’incapace, o che dall’esterno sembrano avere tutto perfettamente sotto controllo.

Perché, una volta finite le riprese, anche Mary Poppins sbotta.

Ma se questa stanchezza è più mentale che fisica, significa che la buona notizia c’è.

Sulla mente abbiamo un margine di controllo e influenza; possiamo scegliere di elaborare gli imput esterni pensando che vada tutto malissimo, affossandoci ulteriormente, oppure possiamo scegliere di sorridere di più.

Essere felici è una scelta.

Ed è una scelta molto coraggiosa perché implica lo smettere di farsi compatire e il prendere in mano da sole la propria vita. A quel punto gli alibi sono finiti.

Parte da una premessa fondamentale, cioè iniziare a volere più bene a noi stesse. Certo, salteremmo nel fuoco per i nostri figli e probabilmente è giusto che sia così. Quando però non si tratta di scegliere chi buttare tra le fiamme, ma si dibatte sul lasciare o meno i bambini una sera al papà (o ancora meglio alla baby sitter e uscire in due) per una boccata d’aria fresca, può essere giusto scegliere la nostra serata.

Mi sono sempre detta che non mi sarei annullata per i figli e invece l’ho fatto per parecchio tempo. Complice la lontananza con amici e parenti, mi ero convinta che tanto valesse segregarmi nella cura della famiglia perché comunque non c’erano alternative interessanti. Certo se non le cerchi, le alternative non le potrai nemmeno trovare.

Non era questa l’immagine di me che volevo dare ai miei figli. Sono convinta che, per un rapporto sano e bilanciato, sia anche necessario prendersi i propri spazi e smetterla con le rinunce.

Tra pochi giorni sarà il mio compleanno e quest’anno mi farò un regalo. Non sono ancora sicurissima di cosa sarà, ma non ho intenzione di dimenticarmi di nuovo di esistere.

Ci penserò questa sera a cosa regalarmi; ci penserò mentre berrò l’aperitivo in centro che ho deciso di concedermi, aspettando che inizi il film al cinema che ho deciso di non perdermi.

Questa sera è per me.

    • Sara
    • 12/12/2017
    Rispondi

    Ricordo che quando stava per nascere il mio primogenito gli dissi, più o meno minacciosamente, che avrebbe potuto togliermi tutto ma non il sonno…già perchè per me il sonno è tutto. Ho bisogno di sprofondare nell’oblio se e quando posso, forse perchè per lavoro ogni 5 giorni ho il turno notturno. In realtà con il tempo ho capito che quello che chiedevo al pupo ma soprattutto a me stessa era non annullarmi e non sprofondare nella stanchezza e nell’alienazione post partum. Ho capito che era necessario per la mia sanità mentale non perdere la mia vita, il mio lavoro, il mio compagno, la nostra coppia. Perciò abbastanza presto sono rientrata la lavoro, a 6 mesi di vita per il primo e a 5 per il secondo, benchè sia una dipendente pubblica, ho mandato entrambi al nido fino al pomeriggio, abbiamo viaggiato, non abbiamo esitato a lasciarli dai nonni per ritagliarci una serata al cinema, nel giorno dei nostri compleanni non lavoriamo e la giornata è nostra, ed altre piccole cose che ci permettono di sopravvivere. Spesso sono stanchissima perchè quando smonto li porto a scuola e poi vado un pò a nanna, vanno in piscina, a musica e a scuola di circo ed io mi riservo un’ ora al mattino per fare pilates. Evidentemente ha funzionato con il primo perchè abbiamo voluto il secondo che poi è il terzo perchè il mio compagno ha già un figlio adolescente. Gestire tutto non è facile ma io mi sento realizzata e felice e concordo con te, la felicità è una scelta. Però mi arrabbio e sai perchè? Perchè non riesco mai ad andare a dormire prima di mezzanotte, anche quando la sveglia è la 6!!!
    Bisogna però dire che non sono la mamma del tipo, faccio tutto io, so tutto io…il papà è meraviglioso, siamo complementari l’un all’altra e so assolutamente di poter contare su di lui in qualunque momento. Solo per questo motivo posso essere una mamma sui generis che lavora di notte e di sera (oltre che in orari più umani!). Ciao Sara

      • Marianna
      • 15/12/2017
      Rispondi

      Che bello il tuo messaggio!!! Anche noi ai nostri compleanni non lavoriamo, sai? Non l’abbiamo mai fatto, anche prima dei figli e ora si sono aggiunti i loro compleanni. Una scusa per dedicarci un po’ a noi in un giorno particolare.
      Hai davvero ragione a non annullarti! Io per un buon periodo l’ho fatto, quasi senza accorgermene, ci sono caduta dentro. Ora so che è un errore che non voglio più compiere e farò di tutto per passare il messaggio alle mie figlie femmine! ❤️

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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