cane al matrimonio

La parabola di un cane all’arrivo di 4 figli. Vi presento Bulma

03/10/2017 , In: STYLE , With: No Comments
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Se seguite questo blog, ormai saprete che ruota attorno alla nostra famiglia scombinata. Ci sono io, Marianna, c’è Lui e ci sono i quattro unni Sofia, Mira, Filippo e Florijan.

La famiglia però non sarebbe sufficientemente sgangherata senza un ulteriore componente che non vi ho mai presentato. È passata per l’ennesima volta inosservata e voglio subito rimediare.

Signore e Signori: Bulma! Un “interessante” mix tra Staffordshire bull terrier e padre ignoto (ma evidentemente poco aitante).

passeggiate col cane

È con noi da 11 anni. L’abbiamo presa da una signora, proprietaria della madre svergognata, appena in tempo prima che potesse, insieme ai suoi fratelli, portare a termine la distruzione totale del mini appartamento in cui stava.
Se siete appassionati di manga giapponesi, saprete anche da dove deriva il nome. Ai tempi Lui, austriaco, stava imparando l’italiano e si era messo a leggere i miei vecchi e impolverati fumetti. Bulma era un personaggio e il nome era perfetto per il nostro mezzo bull terrier (avevamo ancora la speranza che crescendo rimanesse un po’ dell’impronta della madre o che quantomeno questa avesse gusti migliori in fatto di scappatelle)

I suoi primi 6 anni devono essere stati paradisiaci.

Sempre con noi, prima studenti e poi lavoratori. Prendevamo insieme il pullman la mattina e veniva addirittura in ufficio con me; poi ore e ore di passeggiate, coccole e tutto quello che un amante degli animali si presume faccia con il suo cane.
Probabilmente il suo apice di felicità deve averlo raggiunto al banchetto del nostro matrimonio. Ignara di quello che sarebbe accaduto dopo pochi anni, ingurgitava palate di tartine che gli ospiti, a cui era stato ingenuamente chiesto di non dare niente al cane, le allungavano senza nascondersi neanche troppo.

cane banchetto

Ma come in tutte le belle favole, la principessa ad un certo punto si ritrova, per dirla in maniera reale, “nella merda”.

E la merda, nel suo caso, è comparsa con le sembianze di due esserini pelati con la pessima abitudine di urlare un sacco e dormire pochissimo.
Quelli che fino a ieri erano i suoi “mamma e papà”, lo sono diventati di qualcun altro e in questo nuovo ruolo erano pure “moderatamente” sovraccarichi.

Il risultato è stato un drammatico, quanto inevitabile crollo nel ranking familiare.

Dopo un paio d’anni vittima di angherie di ogni sorta da parte degli esserini pelati, che col tempo, mannaggia a loro, hanno pure iniziato a muoversi autonomamente, sembrava che tutto stesse migliorando. Certo, le passeggiate non erano più quelle di una volta, ma piano piano, le new entry stavano iniziando a preferire le carezze alle dita nelle narici.

Appena il tempo di credere che tutto fosse tornato alla normalità che, porco giuda, compaiono altri due esserini pelati. Un deja vu…probabilmente un incubo.

Il ranking è stato aggiornato nuovamente e purtroppo essere l’unico cane in una famiglia con 4 bambini dagli 0 ai 2 anni non è una bella posizione.

Ho perso il conto di quante volte l’ho dimenticata/persa da qualche parte perché, impegnata a star dietro ai bambini, me ne sono semplicemente andata senza controllare che ci fosse.

La prima volta a Volterra in vacanza. Passeggiavamo ed era senza guinzaglio perché l’avevamo (manco a dirlo) dimenticato. Arrivati in piazza del duomo, alla frase: “stai tu fuori con la Bulma che faccio un salto a vedere l’interno?”, ci siamo accorti che non c’era. È partita la ricerca, ma non c’era traccia della sfortunata quadrupede. Come ultima speranza abbiamo pensato di tornare alla macchina, sperando che, in una botta di intelligenza, fosse andata proprio lì una volta accortasi di averci persi. E proprio dall’angolo del posteggio l’abbiamo vista sbucare. Conferma del fatto che i meticci sono più intelligenti.

Un paio di anni dopo, ci trovavamo nelle montagne dei suoi “anni felici” e dopo una bella passeggiata (guarda un po’…senza guinzaglio), ci siamo fermati diverse ore sulla terrazza di una baita. Al momento di ripartire, raccatto figli e zaini e ci si incammina per il sentiero in discesa. Ci mettiamo una decina di minuti ad accorgerci che manca…a dire il vero, non ci siamo nemmeno accorti noi, ma gli amici con cui eravamo. “Ma Bulma dov`è?”
“lo so io dov’è, impegnata a farsi sganciare fette di speck dagli altri tavoli, non si sarà accorta che partivamo”. Sono tornata al volo alla baita (un gran bene per i glutei, ma molto meno per la tachicardia) e lei era esattamente dove l’avevamo lasciata. In fissa verso il tavolo vicino con occhi sognanti.

Recuperata.

Arriviamo alla macchina, leghiamo i bambini, salutiamo i nostri amici e accendiamo il motore.

“Ce l’avete la Bulma?” ci dicono ridendo? “Ah ah…cert…dov’é? Non è in macchina!”

Era sdraiata sul prato lì vicino a riposarsi. Questo almeno è quello che vogliamo credere; la cosa più probabile è che volesse essere abbandonata davvero sperando di essere adottata da qualcun altro e mettere fine alla sua sofferenza. E niente, anche questa volta l’abbiamo riportata a casa.

cane al matrimonio

Ormai è una vecchietta e forse il lieto fine è arrivato. I bimbi continuano ad essere a tratti pesanti, ma in fondo sono ber 8 manine che iniziano a scoprire la bellezza di coccolare il proprio cane e mamma e papà piano piano riescono a ritrovare qualche minuto per lei a mano a mano che i bimbi crescono.

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Ciao! Dietro a “se non ora quattro” ci sono io, Marianna.
Milanese di nascita, austriaca di adozione e da poco di stanza a Treviso.
Architetto convertito momentaneamente (?) a mamma a tempo pieno, entusiasta e gran disordinata, con un passato da sportiva e un presente da funambola tra bimbi, casa e la ricerca di equilibri.

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